COME PUOI GUARIRE? Gesù lo insegna

 Dopo la maledizione del fico Gesù e i dodici ripassano nel luogo dove il giorno precedente Egli aveva maledetto il fico e dopo l’osservazione di Pietro sul fatto che esso sia seccato per via della maledizione, leggiamo:

Mc 11, 22-25: E, rispondendo, Gesù disse loro: «Abbiate la fede di Dio. 23 Amen, ve (lo) dico: colui che dicesse a questa montagna "Sollevati e gettati nel mare", e non esitasse nel suo cuore ma credesse che quanto dice accade, ciò sarà per lui. 24 Per questo ve (lo) dico: tutto ciò che pregate e domandate, credete di averlo ricevuto, e ciò sarà per voi. 25 E quando state in piedi pregando, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, affinché anche il Padre vostro che (è) nei cieli vi perdoni le vostre colpe».

Il versetto 26, non riportato nella versione CEI 2008, cita:

«Ma se voi, non perdonate, neppure il Padre vostro che [è] nei cieli perdonerà le vostre colpe».

Tale versetto manca in numerosi manoscritti (ecco perché non è riportato nella versione CEI 2008). La frase probabilmente è stata aggiunta da un copista in base a quanto riporta Mt 6, 15 (se invece non rimettete agli uomini, neppure il Padre di voi rimetterà le cadute di voi), molto probabilmente per completare l'insegnamento di Marco sulla preghiera.

Dunque, da quanto sopra rileviamo che:

1.      V. 24: la fede totale in Dio, ma anche: “la fede di Dio” [quest’ultima traduzione è la più corretta, in quanto Θεο (traslitterato: theou) è genitivo:χετε πίστιν Θεο” (“Exete pistin Theou”)] è la conditio sine qua non: senza questa fede non otterrete nulla.

Ricordiamo che la fede totale (emunah), come l’hanno i fanciulli nei genitori, è una delle due condizioni per la realizzazione del Regno di Dio (l’altra è la teshuvah, la vera conversione del cuore). È opportuna una riflessione che lascio al gentile lettore: quale differenza vedi tra “la fede in Dio”, il più vicina possibile alla totalità, e “la fede di Dio”?

Dopo la premessa della fede di Dio, occorre pregare e domandare e credere di averlo ricevuto e ciò sarà per voi. È talmente chiaro che non occorre alcun commento. Più avanti parleremo del modo di pregare, cosa e come domandare e a chi rivolgersi.

2.      V. 23: è un esempio della “fede di Dio”: che cosa fa Dio quando parla? Crea. Perché? Perché la sua parola è dabar, parola-azione, e se non avesse fiducia che ciò che dice avvenga, la Creazione sarebbe potuta non avvenire…Certo noi NON siamo Dio, ma Gesù in modo straordinariamente trasparente ci sta dicendo che se noi fossimo davvero convinti, credessimo per davvero che ciò che comandiamo avvenga, senza alcuna titubanza nel nostro cuore, potremmo veramente compiere opere grandi (Gv 14,12: Amen  amen  dico  a voi,  il credente  in  me  le opere  che io  faccio  anche quello farà  e  più grandi di esse  farà, perché  io  presso il  Padre  vado;).

3.      V. 25 Gesù ci dice la posizione da assumere durante la preghiera: in piedi e ci esorta prima a perdonare le colpe eventualmente commesse da altri contro di noi, affinché il Padre perdoni le nostre colpe, commesse contro gli altri e contro di Lui.

Sin qui, tutto abbastanza semplice no? Noi preghiamo così, vero? Beh, ci proviamo almeno, no? Uhm...vuoi vedere che sbagliamo qualcosa e per questo non otteniamo mai ciò che chiediamo? Bene, andiamo avanti (intanto facciamo esercizio di preghiera!).

4.      V. 26: “rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori”, recitiamo nel “Padre Nostro”, la sola preghiera che Gesù ha insegnato.

Evidenziamo quanto è sottointeso, ovvero che la preghiera va indirizzata al Padre. Se analizziamo attentamente le lettere di Paolo, vediamo che ogni preghiera, ogni invocazione è sempre rivolta al Padre. Ora, qualcuno potrebbe osservare che questo sia un retaggio ebraico: rispondiamo che certamente è così in quanto Paolo (Saulo) era un fariseo, Gesù professava la fede giudaica ed è Gesù stesso che ci indica la via al Padre, anche nel modo di pregare e nel come rivolgersi a questi.

Sulle modalità della preghiera, troviamo inoltre varie indicazioni in Matteo, nel discorso della montagna:

Mt 6,5: E quando pregate, non siate come gli ipocriti, che amano in le sinagoghe e in gli angoli delle piazze stando in piedi pregare, per mostrarsi agli uomini. Amen, dico a voi, ricevono il salario di loro.

La preghiera deve essere sincera, profonda, convinta, rivolta al Padre. Il modo di pregare degli ipocriti, descritto nel precedente versetto, non può certo ottenere l’ascolto del Padre, ne tanto meno può essere soddisfatta qualsivoglia richiesta contenuta in quella preghiera.

Mt 6,6: Tu, invece quando preghi, entra in la dispensa di te e, avendo chiusa la porta di te, prega il Padre di te quello in il segreto; e il Padre di te il vedente in il segreto ricompenserà te.

È l’esatto contrario del mettersi in mostra, nel presentare se stessi agli altri, vantandosi e pensando di essere di esempio. E quale sarà la ricompensa che il Padre ti darà? Ciò che chiedi, o comunque ciò che è meglio per te.

Mt 6,7: Pregando poi non blaterate come i gentili: credono infatti che in il gran numero di parole di loro saranno ascoltati.

Non sono le parole inutili e la ripetizione martellante che ottengono l’effetto desiderato.

Mt 6,8: Non, dunque, siate simili a loro; sa infatti il Padre di voi di quali cose bisogno avete prima del voi chiedere a lui.

Ciò non significa “non domandare”, significa non rivestire la richiesta di parole inutili, ripetitive: il Padre legge nei cuori, non ha bisogno che gli facciamo una tesi compilativa ogni volta che gli rivolgiamo preghiere.

Ed ora la preghiera del Padre Nostro:

Mt 6, 9-13: Così allora pregate voi:

Padre di noi, quello in i cieli, SIA SANTIFICATO IL NOME DI TE;

VENGA IL REGNO DI TE;

SIA FATTA LA VOLONTÀ DI TE, come in cielo e su (la) terra.

IL PANE DI NOI QUELLO QUOTIDIANO DÀ A NOI OGGI;

e RIMETTI A NOI I DEBITI DI NOI, COME ANCHE NOI (LI) ABBIAMO RIMESSI AI DEBITORI DI NOI;

e NON FARE ENTRARE NOI IN TENTAZIONE

MA LIBERA NOI DAL MALIGNO.

Qui non affronteremo la traduzione recente sul Padre Nostro, ma se osservate le ultime due righe qui sopra, esse hanno un legame perfetto: chi è che induce in tentazione? Il maligno. È facile che si cada nella rete (tentazione) del maligno (ne è prova il fatto che nessun umano è senza peccato) e quindi chiediamo al Padre di non farci entrare in questa prova di forza col maligno ma, anzi, di liberarci da lui (di allontanarlo da noi). Quindi di certo non significa pregare il Padre che non ci abbandoni alla tentazione (cioè alla prova che il maligno ci sottopone per farci cadere): quale padre lo farebbe?

E poi, perché non chiamare le cose con il loro nome? Perché usare un generico “male”, come se fosse un bubù e non il diavolo stesso? Occorre continuare a chiamare le cose con il loro nome, altrimenti facciamo il gioco del maligno stesso, che vuol farci intendere che ciò che è male è invece il nostro bene…E noi ci fidiamo più del Padre o del maligno?

Da notare che la cancellazione dei nostri debiti (rimetti a noi i debiti di noi) DEVE essere preceduta dal fatto di averli cancellati, per primi, ai nostri debitori (come anche noi li abbiamo rimessi). Prima di ottenere, occorre dare!

Nel Vangelo di domenica 9 luglio 2026 (Mt 14, 22-33), Pietro scende dalla barca e comincia a camminare sulle acque, ma improvvisamente, impauritosi per le condizioni metereologiche, distoglie lo sguardo da Gesù e inizia ad affondare. Lo vediamo il nesso con quanto abbiamo sin qui disquisito? Sino a che Pietro ha avuto fiducia (emunah) nel Signore, ha potuto fare una cosa che esula dalle possibilità umane ma, nel momento stesso in cui ha dubitato di poterla fare, qualcosa si è spezzato ed egli ha cominciato ad affondare. Non è forse capitato a molti di noi, da piccoli, che cominciando a nuotare dove non si toccava tenevamo lo sguardo fisso al babbo (per chi ha avuto la fortuna di averlo) e spronati dalle sue parole, davamo quelle maldestre bracciate che però bastavano a tenerci a galla e piano piano, fiduciosi della sua presenza, lo raggiungevamo soddisfatti? Questo è il segreto: la fiducia in qualcuno e il convincimento di poterlo fare.

Analizziamo ora Marco 9, 29 (che viene ripreso in Matteo 17, 21 ma è omesso in molte traduzioni di Matteo in quanto mancante nei manoscritti greci più antichi e autorevoli - una probabile aggiunta tardiva copiata dal parallelo Marco 9, 29).

Per analizzare il passo, dobbiamo introdurre il contesto (Mc 9, 14-27): un padre conduce il figlio a Gesù, dicendogli che è posseduto da uno spirito muto, il quale lo afferra e lo sbatte di qua e di là mentre il figlio digrigna i denti e si irrigidisce. Aveva chiesto ai discepoli di Gesù di cacciare tale spirito, ma essi non erano riusciti a farlo. Gesù rispondendo a loro (9, 19b), dicendo: Oh generazione incredula, fino a quando con voi sarò? Fino a quando sopporterò voi?

Gesù ordina che gli sia portato il giovane (Mc 9, 20b): e avendo visto lui lo spirito subito contorse convulsamente lui, ed essendo caduto a terra si rivoltava spumando.

Qui non entreremo nella diatriba se il giovane fosse davvero posseduto da uno spirito immondo oppure fosse affetto da grave epilessia. Non dobbiamo dimenticare infatti che anche una semplice febbre veniva attribuita, dalle credenze di allora, ad una possessione maligna. Fatto sta che, possessione o malattia, Gesù guarisce, cosa che i discepoli non erano riusciti a fare. Perché? Ce lo spiega Gesù stesso:

1.      Innanzitutto, chiede al padre del giovane di credere veramente che il figlio sarà risanato. E dice chiaramente al padre - Mc 9, 23b: Se puoi, tutte le cose (sono) possibile al credente. A chi crede ed ha la “fede di Dio”, tutte le cose sono possibili. Gesù è trasparente in maniera strabiliante ancora una volta: non ci sono segreti nascosti, facoltà particolari, doni riservati a pochi. Basta la fede, la convinzione che sia possibile, che si stia realizzando. Basta QUEL TIPO DI FEDE.

2.      Gesù libera / guarisce il giovane.

3.      Entrano nella casa Gesù e i discepoli. La casa è il luogo della spiegazione, il luogo in cui la fede tiepida si rinsalda, il luogo in cui il Maestro spiega, annuncia la Sua Parola. È il luogo dove i discepoli interrogano il Maestro, il luogo della introspezione, della sete di sapere. Quella Sapienza che viene da Dio, non dalle conoscenze umane.

4.      La domanda è ovvia - Mc 9, 28: Perché noi non abbiamo potuto cacciare lui?

Attenzione alla risposta di Gesù - Mc 9, 29b: Questo genere con niente può uscire se non con preghiera.

Dopo “Questo genere”, le traduzioni dal greco inseriscono tra parentesi “(di demoni) “, ma dato che non compare fisicamente, noi lo omettiamo. Dunque, l’eliminazione della possessione o la guarigione (abbiamo detto che poteva trattarsi di una forma epilettica) si può cacciare / guarire solo con la preghiera (non vi sono accenni al digiuno, come invece ripreso da Matteo 17,21 in una aggiunta di un copista: preghiera e digiuno).

Ecco che Gesù ritorna a spiegarci il valore della preghiera per la guarigione sia derivante dalla malattia fisica che spirituale. E abbiamo già detto quale sia la preghiera e la sua modalità di esecuzione.

Un’ultima considerazione: se pregando domandiamo e siamo convinti che il Padre ci ascolta ed abbia già esaudito la nostra richiesta (ovviamente che sia moralmente attuabile), cosa facciamo anche in questa preghiera? Ringraziamo e lodiamo il Padre che ci ama come figli.

Fonti.

Per il Vangelo Secondo Marco: Camille Focant “Il Vangelo secondo Marco” – Cittadella Editrice (2015).

Per i Vangeli secondo Matteo e secondo Giovanni: “Nuovo testamento interlineare – Greco Latino Italiano” – S. Paolo 1999.

Immagine di Gesù che guarisce il cieco: www.etsy.com



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