Esegesi pericope Matteo 9,35-38


 

Introduzione

Scopo del presente studio è analizzare, secondo il criterio dell’analisi di un testo narrativo, la pericope del Vangelo secondo Matteo cap. 9, versetti dal 35 al 38. Considerazioni esegetiche, concetti e deduzioni, riferimenti etc. ove presenti, saranno riportate senza il virgolettato (a meno di citazioni che lo richiedano espressamente) ma, comunque, indicando il riferimento della relativa fonte nelle note in conclusione allo studio.

Il testo biblico utilizzato è basato sulla traduzione CEI 2008. Parallelamente, ove necessario, sarà riportata la traduzione letterale dal testo greco, basandosi sul “NUOVO TESTAMENTO INTERLINEARE” Greco, Latino, Italiano a cura di Piergiorgio Beretta, ed. San Paolo (seconda edizione, 2009), testo greco Nestle-Aland (1993).

Quadro sintetico del Vangelo secondo Matteo

Il quadro sintetico qui riportato proviene dalla introduzione di Francesco Graziano[1] “La composizione letteraria del Vangelo di Matteo, RBSem 22, Peeters, Leuven 2020” (p. 387).

Da sempre i commentatori hanno ritenuto che il Primo Vangelo presenti un progetto strutturale organico, declinandolo tuttavia in un variegato ventaglio di ipotesi. L’ausilio della retorica biblico-semitica, attenta alla composizione dei testi biblici a partire dalle leggi di espressione letteraria tipiche dell’area culturale semitica, cerca di fare chiarezza nella confusione sollevata dai differenti criteri utilizzati, spesso esterni al testo. Il Vangelo di Matteo si presenta ben intessuto in sette sezioni, ricordando la Menorah ebraica, ma anche l’immagine giovannea del Risorto tra i sette candelabri (Ap 1,12-13), e dunque della presenza di Dio in mezzo al suo popolo (l’Emmanuele di Mt 1,23; 28,20). Un Prologo (1,1-17), la genealogia del Messia Gesù, e un Epilogo (27,62–28,20), gli eventi del mattino di Pasqua, sono le sezioni più esterne: lanciano e compiono i fili fondamentali del Vangelo, la discendenza messianica (promessa a Davide) e l’apertura dell’Alleanza Nuova per Israele e per le Nazioni (la benedizione promessa ad Abramo). Due sezioni di rilegatura, il Discorso sulla Vita apostolica (Mt 10) e quello sulla Vita ecclesiale (Mt 18) sono i fuochi di una composizione ellittica: vi sono custodite le istruzioni che il Messia ha lasciato alla comunità, perché svolga la sua missione dal primo annuncio fino alla parusia, ovvero «fare discepoli tutte le Nazioni» (28,20). Le tre sezioni maggiori, che incastonano ciascuna gli altri insegnamenti di Gesù (il Discorso della montagna, il Discorso in parabole e il Discorso escatologico) si presentano come il deposito didattico vivo da cui il «discepolo-scriba», nella sua missione di generazione di nuovi discepoli, saprà «tirare fuori cose nuove e antiche» (Mt 13,52), portando avanti l’Alleanza sigillata nella vita offerta dal Servo e Figlio di Dio. L’analisi proposta è un primo sguardo analitico alla composizione retorica del Vangelo, auspicando che lo studio della composizione, nei suoi diversi livelli di architettura, conferisca al lettore una chiave per dischiuderne il senso.”.

Su codesta introduzione una osservazione su tutte è doverosa: il finale di Matteo (in particolare Mt 28,19b: battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo) è verosimilmente una aggiunta di un redattore successivo all’80 d.C. (alcuni studiosi la ritengono una aggiunta redazionale addirittura risalente al IV secolo. Per approfondimenti sulla questione si rimanda alla Appendice: Il Battesimo Trinitario).

Analisi del testo narrativo

Delimitazione del testo

Iniziamo ora l’analisi della pericope oggetto di studio (Mt 9,35-38), verificando se essa sia correttamente delimitata.

 35Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. 36 Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. 37Allora disse ai suoi discepoli: "La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! 38Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!".

9,35 è effettivamente l’inizio della pericope[2] in quanto si osserva sia un cambiamento di azione (dalle guarigioni all’itinere, annunciando la buona notizia del Regno) che un cambiamento di luogo: dall’interno di una casa e poi all’esterno, all’itinere in città e villaggi della Galilea (anche se il testo non esplicita la geografia dei luoghi), insegnando “nelle loro sinagoghe” [3].

Più problematico è assumere che 9,38 sia l’effettiva chiusura della pericope. Il capitolo 10 di Matteo, infatti, enuncia la chiamata dei dodici e la relativa missione la cui introduzione esortativo-vocazionale è esplicitata nella pericope oggetto di analisi.

Scegliamo, ai fini di codesta analisi, di assumere come corretta la delimitazione della pericope, riservandoci ulteriori annotazioni leggendo successivamente l’inizio del capitolo 10 di Matteo.

Analisi della pericope

Analizziamo ciascun versetto della pericope secondo lo schema Personaggio/Personaggi, Luogo, Tempo, Azione, Motivazione assumendo che: le parentesi quadre [] racchiudano testo implicitamente dedotto. La numerazione tra “( )” indichi l’ordine di lettura delle parole / frasi componenti il versetto.

Personaggio/i

Luogo

Tempo

Azione

Motivazione

35 Gesù (1)

tutte le città e i villaggi (3)

 

percorreva (2)

 

insegnando nelle loro sinagoghe, (4)

 

annunciando il vangelo del Regno e (5)

 

guarendo ogni malattia e ogni infermità. (6)

[annunciare la buona novella]

[Gesù], le folle (2)

 

 

36 Vedendo (1)

 

ne sentì compassione (3)

perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. (4)

[Gesù], discepoli (3)

 

37 Allora (1)

disse ai suoi (2)

 

"La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! (4)

 

[Gesù], [discepoli]

 

 

38 Pregate dunque il signore della messe, (1)

perché mandi operai nella sua messe!" (2)

Tabella 1 – Analisi della pericope

Traduzione Nestle-Aland e considerazioni

Riportiamo anche i versetti dall’originale greco traduzione Nestle-Aland citata nell’introduzione, a supporto della traduzione italiana CEI 2008 considerata per l’analisi della pericope effettuata nella tabella qui sopra.

V35: E girava Gesù le città tutte e i villaggi [della Galilea n.d.r.] insegnando in le sinagoghe di loro [dei galilei? dei farisei? n.d.r.] e annunziando la buona notizia del Regno e guarendo ogni infermità e ogni malattia.

(Le considerazioni sono tra “[]” con l’aggiunta di n.d.r. – nota di redazione).

Gesù, comprendiamo dai versetti successivi “non gira da solo” ma solo Lui predica il Regno tra le genti della Galilea, fermandosi di sabato nelle Sinagoghe.

V36: Avendo visto poi le folle provò compassione per loro perché erano vessate come pecore non aventi pastore.

Gesù prova compassione per “le pecore perdute della casa di Israele” (rafforzativo del v36 che troviamo nel successivo capitolo Mt 10,6) perché sa che non si salveranno senza il pastore, che le guiderà “su pascoli erbosi” e “ad acque tranquille” (Salmo 23).

V37: Allora dice ai discepoli di lui: La messe (è) molta, gli ma operai pochi;

Gesù si sta rivolgendo ai discepoli: ma chi sono questi discepoli? Non lo sapremo sino a che non giungeremo al capitolo 10. Qui a fine capitolo 9, ci potremmo aspettare che Gesù stia parlando ad un discreto numero di seguaci, donne comprese, ai quali rivolgere l’esortazione citata al V38. Ma tra poco vedremo che i destinatari non sono quelli che ci saremmo aspettati di individuare.

V38: pregate dunque il padrone della messe affinché mandi operai in la messe di lui.

Poiché Gesù è per ora l’unico a diffondere il kerigma[4], ci aspettiamo stia esortando i vari discepoli e discepole a pregare il Padre affinché, dal numero dei discepoli stessi, siano selezionati alcuni che portino la buona novella così come fa Gesù.

Focalizziamoci bene sul quadro: Gesù sta esortando i discepoli alla preghiera affinché “il signore della messe” “mandi altri operai nella sua messe”. Ora, l’unico “operaio” che attualmente lavora nella messe del Signore (intendendo evidentemente Dio Padre come Signore della messe) è Lui stesso, il Figlio. Vi sono certo molti altri rabbi che in quel momento storico in cui Gesù camminava per le città e i villaggi, predicando una via di salvezza, annunciavano pedissequamente la Legge di Mosè. Ma Gesù non pensa certo di attribuire ad essi il compito di portare il Suo annuncio, bensì la scelta ricade tra i suoi seguaci.

Dovremmo poi tener presente che il Cristo dei Vangeli è il Risorto, posto nel tempo e nei problemi socioculturali e religiosi dell’autore sacro il quale scrive in un tempo in cui il Tempio di Gerusalemme è già stato distrutto ed i farisei e i seguaci di Gesù si battevano omileticamente affermando entrambi di essere gli unici eredi e depositari della tradizione israelitica: quella post Tempio (i farisei) e quella apostolica (i seguaci del Risorto).

E qual è l’annuncio, la buona novella, il kerigma che sin dal primo giorno Gesù ha annunciato con urgenza di adesione da parte di chi ascoltava? "Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino" (per approfondimenti, vedere in Appendice: Il Regno dei Cieli).

È ora evidente che la pericope non sia ben delimitata, in quanto NON sappiamo quanti / chi siano i discepoli esortati da Gesù per la preghiera di vocazione affinché il Signore della messe mandi altri operai.

Dobbiamo quindi spingere la lettura verso il successivo capitolo 10. Continuiamo con il testo originale Nestle-Aland:

Matteo: inizio capitolo 10

V1 E avendo chiamato a sé i dodici discepoli [ecco che si svela il mistero di quanti fossero stati i discepoli] diede a loro potestà su (gli) spiriti immondi per scacciare essi e guarire ogni infermità e ogni malattia.

V2 Dei poi dodici inviati [αποστολων] i nomi sono questi

Mt 10,1 conferma che i discepoli di cui si parlava nella pericope oggetto di studio (Mt 9,35-38) sono dodici e sono proprio loro gli inviati, quelli che noi chiamiamo “con un nome proprio collettivo” Apostoli. È evidente che in greco il termine “discepolo” si possa certamente riferire anche ad altri seguaci di Gesù, oltre ai dodici inviati ed il termine ἀπόστολοι (inviati) non è il nome collettivo Apostoli come noi attribuiamo ma è semplicemente indicativo che i discepoli mandati in missione siano più di uno (Inviato-inviati = ἀπόστολος-= ἀπόστολοι).

Ma al di là di codesta considerazione, quello che realmente ci interesse è che Gesù si riferisce proprio a quei dodici e li esorta a pregare il Signore della Messe affinché mandi proprio loro dodici come operai nella sua messe la quale, essendo abbondante, ha appunto bisogno di altri lavoratori.

La considerazione fatta è commentabile in vari modi e secondo vari approcci ma una cosa è certa:

in quel momento Gesù chiede proprio a quei dodici di pregare affinché essi siano investiti del compito poi specificato da Gesù stesso, secondo la volontà del Padre.

Altre considerazioni

Pur esulando dal presente studio occorre evidenziare che in codesto primo invio dei dodici Gesù dice espressamente:

Mt 10,5-6: 5Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: "Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; 6rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d'Israele

Il primo invio non è rivolto né ai pagani né ai samaritani, quindi certamente non a tutte le nazioni, ma è limitato alle pecore perdute della casa di Israele come Gesù ribadisce in Mt 15,24; Ma egli, rispondendo, disse: «Io non sono stato mandato che alle pecore perdute della casa d'Israele».

Confronto con Marco

Mc 6,6b-13: 6bGesù percorreva i villaggi d'intorno, insegnando.
7Chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. 8E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient'altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; 9ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. 10E diceva loro: "Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. 11Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro". 12Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse,13scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

Qui non vi è indicazione esplicita su chi fossero i destinatari della buona novella; possiamo solo dedurre che, essendo in dodici e andando a due a due, il raggio d’azione fosse limitato alla Galilea e forse alle regioni limitrofe, includendo certamente la Giudea ma, per quanto ci racconta ad esempio Matteo, ad esclusione dei Samaritani e dei pagani.


Confronto con Luca

Lc 9,1-6 1Convocò i Dodici e diede loro forza e potere su tutti i demòni e di guarire le malattie. 2E li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi. 3Disse loro: "Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non portatevi due tuniche. 4In qualunque casa entriate, rimanete là, e di là poi ripartite. 5Quanto a coloro che non vi accolgono, uscite dalla loro città e scuotete la polvere dai vostri piedi come testimonianza contro di loro". 6Allora essi uscirono e giravano di villaggio in villaggio, ovunque annunciando la buona notizia e operando guarigioni.

È evidente che l’Evangelista Luca abbia seguito Marco nel raccontare l’invio dei dodici, anche se con qualche imprecisione (dice, ad esempio, di non prendere neanche il bastone) e qualche aggiunta (ad esempio, esplicita che l’insegnamento riguardi “Il regno di Dio”).

Se proseguiamo la lettura di Luca, osserviamo che al successivo capitolo 10 l’Evangelista attinge a Matteo per quanto concerne la metafora della messe, ma questa volta non sono i dodici l’oggetto della preghiera di vocazione, ma gli “altri settantadue” che Luca racconta siano stati inviati (dopo i dodici). Leggiamo insieme:

Lc 10,2-11: 2Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. 2Diceva loro: "La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! 3Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; 4non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. 5In qualunque casa entriate, prima dite: "Pace a questa casa!". 6Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. 7Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all'altra. 8Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, 9guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: "È vicino a voi il regno di Dio". 10Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: 11"Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino". 

Considerazioni personali

Il tema della compassione, da cui prenderebbe spunto l’agire di Gesù in codeste ed in altre situazioni, non è un approccio che personalmente prediligo in quanto, apprezzando maggiormente la proposta giovannea, preferisco non focalizzarmi sul Gesù umano in senso stretto ma vedere la Sua venuta di Salvatore di tutti gli uomini più dal punto di vista del piano Trinitario di Salvezza che dal punto di vista prettamente mosso da sentimenti umani.

L’uomo per salvarsi non può contare esclusivamente sul sacrificio della Croce (altrimenti avrebbe ragione Von Balthasar[5], quando afferma che l’inferno è vuoto) ma deve collaborare con Dio per realizzare già qui ed ora il Regno dei Cieli. Ed è proprio codesto l’insegnamento principale di Gesù, quello che abbiamo detto essere il suo vero kerigma, per il quale ha speso i suoi circa tre anni di predicazione che si perpetuano con la tradizione Apostolica giunta sino a noi grazie ai Vescovi e al Santo Padre che ha sempre condotto la Chiesa sulla rotta tracciata da Nostro Signore.

Domandiamoci, dunque…

·        Ho preso coscienza che anche io devo collaborare alla realizzazione del Regno dei Cieli qui ed ora?

·        Ho compreso cosa significhi “realizzare il Regno dei Cieli”?

(fare la volontà di Dio; convertirsi veramente; avere la fiducia in Dio così come un bambino l’ha nei propri genitori; vedere nel volto del prossimo il volto del Signore; amare Dio; amare noi stessi; amare il fratello così come amiamo noi stessi; fare agli altri quello che vorremmo fosse fatto a noi…).

·        Se tutti facessimo così con il nostro vicino di casa, a partire da adesso, non avremmo già realizzato il Regno dei Cieli qui, ora?

·        Come mi rivesto di Cristo? (facendo la volontà di Dio; pregando; rinforzandomi di grazia sacramentale: Penitenza, Eucaristia, Adorazione Eucaristica, offrendo le mie giornate al Signore, le mie gioie, i miei dolori).

 

Sia lodato Gesù Cristo.

 

APPENDICE

Il Battesimo Trinitario

Nel “Credo” adottato al primo Concilio di Nicea (325 d.C.), di cui ricorre il 1700 anniversario che vede Papa Leone recarsi nei luoghi di codesto Concilio Ecumenico, troviamo una delle più antiche attestazioni trinitarie:

·        il Padre: «Πιστεύομεν ες να Θεόν, Πατέρα παντοκράτορα, πάντων ρατν τε κα οράτων ποιητήν. («Crediamo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore di tutte le cose visibili e invisibili.);

·        il Figlio: Κα ες να κύριον ησον Χριστόν, τν υἱὸν το Θεοῦ,… (E in un solo Signore, Gesù Cristo, il Figlio di Dio, …);

·        lo Spirito Santo: Κα ες τ γιον Πνεμα. (E nello Spirito Santo.).

Si parla infatti, per la prima volta formalmente, di fede trinitaria. Ciò evidentemente non toglie che attestazioni apostoliche più antiche compresa la medesima citata fossero sbocciate prima[6] di codesta formulazione ufficiale (poi perfezionata nel successivo primo Concilio di Costantinopoli (381 d.C.), dove nacque il Simbolo noto come “Credo Niceno-Costantinopolitano”. Certo è che in tutto il Nuovo Testamento non si parla di battesimo nel nome delle tre Persone trinitarie secondo la formula citata in Mt 28,19b.

Un esempio per tutti: in Atti degli Apostoli i riferimenti al Battesimo, sono i seguenti:

·        At 1,5: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo". (Riferimento alla Pentecoste, con discesa dello Spirito Santo in lingue di fuoco).

·        At 1,22: cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di mezzo a noi assunto in cielo, uno divenga testimone, insieme a noi, della sua risurrezione".

·        At 2,38: E Pietro disse loro: "Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo.

·        At 2,41: Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno furono aggiunte circa tremila persone.

·        At 8,12-13: 12 Ma quando cominciarono a credere a Filippo, che annunciava il vangelo del regno di Dio e del nome di Gesù Cristo, uomini e donne si facevano battezzare. 13 Anche lo stesso Simone credette e, dopo che fu battezzato, stava sempre attaccato a Filippo. Rimaneva stupito nel vedere i segni e i grandi prodigi che avvenivano.

·        AT 8,16-17: 15 Essi scesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; 16 non era infatti ancora disceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. 17 Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo. (Di nuovo qui viene citato il battesimo nel nome di Gesù: l’imposizione delle mani successivamente effettuata, consentiva di ricevere lo Spirito Santo (non ricevuto precedentemente dai Samaritani qui citati, in quanto certamente non presenti nel Cenacolo a Pentecoste. È evidente che non si ritenesse ricevuto lo Spirito Santo con il “solo” battesimo, anche se nel sopracitato At 2,38 Pietro sembra affermare il contrario).

·        At 8,36-38: 36 Proseguendo lungo la strada, giunsero dove c'era dell'acqua e l'eunuco disse: "Ecco, qui c'è dell'acqua; che cosa impedisce che io sia battezzato?". [7]38 Fece fermare il carro e scesero tutti e due nell'acqua, Filippo e l'eunuco, ed egli lo battezzò.

·        At 9,17-19 17 Allora Anania andò, entrò nella casa, gli impose le mani e disse: "Saulo, fratello, mi ha mandato a te il Signore, quel Gesù che ti è apparso sulla strada che percorrevi, perché tu riacquisti la vista e sia colmato di Spirito Santo". 18 E subito gli caddero dagli occhi come delle squame e recuperò la vista. Si alzò e venne battezzato, 19 poi prese cibo e le forze gli ritornarono. (Nell’ordine: Saulo riacquista la vista, viene colmato di Spirito Santo, viene battezzato. Qui, dunque, la discesa dello Spirito Santo su Paolo precede il battesimo).

·        At 10,37-38: 38 Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; 38 cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui. (Pietro parla in casa di Cornelio).

·        At 10, 44-47: 44 Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo discese sopra tutti coloro che ascoltavano la Parola. 45 E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si stupirono che anche sui pagani si fosse effuso il dono dello Spirito Santo; 46 li sentivano infatti parlare in altre lingue e glorificare Dio. Allora Pietro disse: 47 "Chi può impedire che siano battezzati nell'acqua questi che hanno ricevuto, come noi, lo Spirito Santo?". 48 E ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo. Quindi lo pregarono di fermarsi alcuni giorni. (Nell’ordine: effusione dello Spirito Santo e battesimo nel nome di Gesù Cristo. Anche qui, come per Paolo, la discesa dello Spirito Santo precede ed è, almeno leggendo la citata pericope di Atti, conditio sine qua non affinché siano battezzati).

·        At 11,15-17: 15 Avevo appena cominciato a parlare quando lo Spirito Santo discese su di loro, come in principio era disceso su di noi. 16 Mi ricordai allora di quella parola del Signore che diceva: "Giovanni battezzò con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo". 17 Se dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato a noi, per aver creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io per porre impedimento a Dio?". (Pietro parla ai fedeli circoncisi di Gerusalemme di ciò che avvenne in casa di Cornelio).

·        At 13,24: Giovanni aveva preparato la sua venuta predicando un battesimo di conversione a tutto il popolo d'Israele.

·        At 16,15: Dopo essere stata battezzata insieme alla sua famiglia, ci invitò dicendo: "Se mi avete giudicata fedele al Signore, venite e rimanete nella mia casa". E ci costrinse ad accettare. (Battesimo di Lidia, a Filippi).

·        At 16,33: Egli li prese con sé, a quell'ora della notte, ne lavò le piaghe e subito fu battezzato lui con tutti i suoi; (Battesimo del carceriere di Paolo e Sila).

·        At 18,8: Crispo, capo della sinagoga, credette nel Signore insieme a tutta la sua famiglia; e molti dei Corinzi, ascoltando Paolo, credevano e si facevano battezzare.

·        At 18,24-25: 24 Arrivò a Efeso un Giudeo, di nome Apollo, nativo di Alessandria, uomo colto, esperto nelle Scritture. 25 Questi era stato istruito nella via del Signore e, con animo ispirato, parlava e insegnava con accuratezza ciò che si riferiva a Gesù, sebbene conoscesse soltanto il battesimo di Giovanni. (Apollo era un ebreo alessandrino istruito nella "via del Signore", ma conosceva solo il battesimo di Giovanni. È presumibile che, poiché già fermo nella fede ed essendo poi stato ulteriormente istruito da Priscilla e Aquila, riceverà anch’egli il battesimo cristiano, anche se Atti non lo evidenzia).

·        At 19,3-7: 3 Ed egli disse: "Quale battesimo avete ricevuto?". "Il battesimo di Giovanni", risposero. 4 Disse allora Paolo: "Giovanni battezzò con un battesimo di conversione, dicendo al popolo di credere in colui che sarebbe venuto dopo di lui, cioè in Gesù". 5 Udito questo, si fecero battezzare nel nome del Signore Gesù 6 e, non appena Paolo ebbe imposto loro le mani, discese su di loro lo Spirito Santo e si misero a parlare in lingue e a profetare. 7 Erano in tutto circa dodici uomini. (Battesimo a Efeso. Nell’ordine: battesimo nel nome del Signore Gesù e imposizione delle mani per la discesa dello Spirito Santo. Quindi, secondo la pericope e come anche in altre, la discesa dello Spirito Santo avviene per imposizione delle mani e non per il battesimo).

·        At 22,16: E ora, perché aspetti? Alzati, fatti battezzare e purificare dai tuoi peccati, invocando il suo nome". (Paolo racconta che da Anania riacquista la vista ed è battezzato. Omette di essere stato colmato di Spirito Santo, come invece affermato in At 9,17).

Poiché Atti degli Apostoli, attribuito all’evangelista Luca, è certamente redatto dopo il Vangelo di Matteo (che possiamo datare con buona approssimazione dopo il 70 d.C.), i riferimenti sopra indicati di Atti dovrebbero contenere anch’essi la formula trinitaria, assumendo l’ipotesi della conoscenza del Vangelo secondo Matteo, scritto prima di Atti o, quanto meno, una conoscenza pervenuta oralmente. Alcuni studiosi ritengono che la formula originale di questo secondo invio nel Vangelo di Matteo sia stato semplicemente “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel mio nome” e poi rivisto da un successivo redattore con l’inserimento della formula trinitaria che conosciamo.

Tutto ciò ovviamente è riportato come mero studio e non interferisce né si oppone, in alcun modo, all’insegnamento del Magistero della Chiesa la cui sintesi mirabile è contenuta nel Catechismo della Chiesa Cattolica, nel quale è riportato l’insegnamento trasmesso da Cristo agli Apostoli e da essi ai Vescovi successori, unitamente ai dogmi e ad altre indicazioni dottrinali e costituente autorità indubbia riconosciuta e sottoscritta da ogni Cristiano Cattolico.


 

Il Regno dei Cieli

La tematica del Regno (“Basileia” in greco traslitterato) di Dio, o Regno dei Cieli, è stato uno degli insegnamenti centrali di Gesù: il Suo kerigma. 

L'escatologia incalzante di Gesù, che richiede il "qui e ora" senza alcun indugio (pensiamo ad es. a Lc 9,60 [...] «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu va e annunzia il Regno di Dio». [...]), permea i sinottici: occorre che si realizzi il Regno di Dio e ciò non consente alcuna perdita di tempo. Il kairòs è impellente: «Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo» (Mc 1,15).

Il Regno di Dio è una manifestazione non annunciata e non trionfale, la cui realizzazione richiede la cooperazione dell'uomo che deve convertire il suo cuore con spirito di pentimento (“teshuvah” in ebraico traslitterato) ponendo la totale fiducia (“emunah” in ebraico traslitterato) in Dio, mostrando amore benevolente verso il prossimo.

Nel testo biblico del Nuovo Testamento, traduzione CEI 2008, osserviamo che il termine "Regno di Dio" (o "Regno di Cristo e di Dio", come compare una volta nella lettera di S. Paolo Apostolo agli Efesini) emerge per un totale di 68 volte.

Il termine usato da Matteo "Regno dei Cieli" compare invece 32 volte.

Scendendo nel dettaglio dei 27 libri del Nuovo Testamento, osserviamo quanto segue:

"Regno di Dio" compare:

  • 14 volte in Marco;
  • 5 volte in Matteo;
  • 32 volte in Luca;
  • 6 volte in Atti degli Apostoli;
  • 9 volte nelle 13 lettere paoline;
  • nessuna volta nella lettera agli Ebrei;
  • nessuna volta nelle 7 cosiddette lettere cattoliche;
  • nessuna volta in Apocalisse (di Giovanni).

E nel Vangelo di Giovanni? 2 volte, al cap. 3 (l'incontro con Nicodemo), senza alcun riferimento teologico tipico dell'autore del IV Vangelo.

"Regno dei Cieli" compare:

  • 32 volte in Matteo;
  • nessuna volta nel resto del Nuovo Testamento.

Dunque, il termine “Basileia” compare per un totale di 100 volte nel Nuovo Testamento.

Ora, se disponiamo cronologicamente gli scritti del Nuovo Testamento, possiamo dedurre che il Regno:

  • nei Vangeli sinottici (Marco, Matteo, Luca) compare 83 volte;
  • all'inizio della Chiesa cristiana primitiva (Atti degli Apostoli) compare solamente 6 volte;
  • nelle lettere paoline, tutte quasi certamente pre-sinottiche compare 9 volte;
  • nella lettera agli Ebrei, più le 7 cattoliche, più Apocalisse il termine è scomparso;
  • nel Vangelo di Giovanni (siamo intorno al 110 - 120 d.C., con primi frammenti rinvenuti nel 150 d.C.) compare 2 volte.

Come completamento del conteggio sopra effettuato, nel Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC di qui in avanti) Regno di Dio compare 56 volte e Regno dei Cieli 35 volte, per un totale di 91 volte.

Se si considera anche l'espressione "Regno di Cristo", che compare 11 volte, arriviamo a 102 (quindi, sostanzialmente, tante quante il concetto compare nel Nuovo Testamento [N.T.] di qui in avanti.

Passiamo ora all'argomento odierno: chi ha parlato per primo del Regno di Dio / Regno dei Cieli?

Se leggiamo con attenzione i Vangeli, in particolare i sinottici (Mc, Mt, Lc) e ci soffermiamo ad analizzare:

1.     il messaggio enunciato nel versetto/i;

2.     chi l'ha detto;

3.     quando l'ha detto (in che occasione);

4.     quando viene ripreso;

5.     se sia o non sia fondamentale;

6.     che fine fa nel corpus del N.T.,

certamente il messaggio sul Regno di Dio non può che lasciarci sgomenti, per la sua involuzione. Da una iniziale ascesa iperbolica, si assiste ad una vera e propria involuzione, per poi riaffermare la propria importanza nel CCC.

Proviamo a soffermarci su alcuni dei suddetti punti, prendendo come riferimento Mt 3, 1-2:

In quei giorni venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il Regno dei Cieli è vicino!».

Premesso che Matteo 1 è incentrato sulla genealogia di Gesù ed il capitolo 2 ci racconta della:

  • nascita di Gesù;
  • fuga in Egitto;
  • strage degli innocenti;
  • rientro in Israele e stanziamento in Nazaret,

il capitolo 3 di Matteo inizia dopo aver ignorato infanzia, adolescenza e maturità di Gesù facendo una fotografia che inizia il racconto intorno a fine 28 d.C. inizio 29 d.C. ("In quei giorni"). 

Identificato il tempo, ignorando volutamente esegesi quali "cronologia teologica" o "tempi ultimi", l'analisi letterale derivante da quanto succede di lì a poco[8], posiziona topograficamente la predicazione di Giovanni il Battista nel deserto della Giudea (Gv 1,28 specifica che il Battista stava battezzando in Betània, al di là del Giordano, ma se guardiamo una cartina dell'epoca saremmo più tentati di dire che il posizionamento corretto fosse un poco più a nord, altrimenti avrebbe battezzato nel Cedron o Chidron o Chedron - dall'ebraico traslitterato Qidròn).

Cosa diceva Giovanni? Matteo riporta letteralmente «Convertitevi, perché il Regno dei Cieli è vicino!».

Dunque, il corpus della predicazione di Gesù era già in atto di predicazione con Giovanni il Battista (secondo Matteo). La conversione / pentimento (“teshuvah), una delle condicio sine qua non per l'entrata nel Regno dei Cieli, iniziava con la confessione pubblica dei peccati e il battesimo somministrato dal Battista (“l’immergitore”, volendo usare la corretta traduzione dal greco).

È interessante osservare che solo Matteo riferisce che Giovanni il Battista parla del Regno dei Cieli prima che lo faccia Gesù, e siccome si dice che con Giovanni il Battista si chiude l'Antico Testamento (A.T. di qui in avanti), il tema che qui ci apprestiamo ad esplorare è il seguente: da dove, Giovanni il Battista, prende spunto per questo insegnamento che sarà il corpus della predicazione di Gesù?

La risposta è semplice e complessa al tempo stesso: dall'A.T.

Dunque, è nell'A.T. che si trovano le braci per il messaggio divampante del N.T.: vediamo di fare un sintetico percorso dal punto di vista di un autore certamente ferrato sull’ebraismo: Geza Vermes, dal libro "La religione di Gesù l'ebreo" (Cittadella Editrice, 2002). Ora, è utile chiarire che la consultazione di tale testo non ha come scopo porre dubbi o limitazioni alla figura del Messia e Figlio di Dio (come evidentemente tale autore auspica), ma vi si attinge per la sintesi e comprensibilità di chi è certamente avvezzo nel materiale che anche noi consideriamo Parola di Dio, pur se spesso con diverse interpretazioni.

Nell'A.T. il Regno è una nozione essenzialmente politica: il suo significato originario vede un Israele unito e governato da un Re divino, il cui Regno si estenderà sino ad includere tutte le Nazioni. Si passa da una regalità terrena dei Re, dagli inizi della monarchia del IX sec a.C. sino a passare al concetto di regalità celeste dopo la caduta di Gerusalemme nel VI sec. a.C. per via della conquista di Nabucodonosor.

Dopo i Giudici (fine 11 sec. a.C. inizio X sec a.C.), la maggioranza degli Ebrei voleva un sovrano che li governasse, un Re unto (“mashiah” in ebraico traslitterato, da cui "Messia") da YHWH ma non tutti erano d'accordo, come possiamo recepire dal Salmo 2 (qui non riportato per brevità). Riportiamo soltanto dal Salmo 2 che il Re unto da YHWH è come suo figlio generato: a lui sono date in possesso le genti e il dominio su tutta la terra.

Con l'avvento di Nabucodonosor sono ovviamente finite tutte le velleità di una politica autonoma ebraica e, in assenza di governanti nazionali, nacque il messianismo biblico che profetizzava la venuta di un Re che avrebbe ristabilito il governo istituzionale di Dio su tutti gli Ebrei liberati dagli imperi stranieri.

Oltre al già citato Salmo 2, abbiamo anche il 110 ed anche, in particolare, Ezechiele 34,24:

E io, YHWH, sarò per esse (le Sue pecore, ndr) come Elohim, e (il) servo di me Davide (sarà) capo in mezzo a esse. Io, YHWH, parlai. (traduzione interlineare da "EZECHIELE" a cura di Roberto Reggi, Editrice EDB, 2009).

È interessante notare che lo stesso Ezechiele cambia rotta di lì a poco (Ez 39,3-5) enunciando che alla fine dei tempi sarà YHWH stesso, senza alcun rappresentante, ad annullare l'avversario finale di Israele: Gog, del paese di Magog.

Quindi il Regno di Dio nell'A.T. designava lo stato finale del genere umano, con imposizione della Legge divina, come ben si evince dal Salmo 22,28-29 (anche questo in traduzione interlineare EDB):

Ricorderanno e torneranno a EL-YHWH tutti (i) confini di (la) terra, e si prostreranno davanti a te tutte (le) famiglie di (le) nazioni.

E questo Regno dove si trova? Il Salmo 103,19 ci viene in aiuto (anche questo in traduzione interlineare EDB):

YHWH nei cieli (“shamaim” in ebraico traslitterato, ndr) stabilì (il) trono di lui e (la) regalità di lui in tutto governò.

Ecco da dove viene l'espressione "Regno dei Cieli". È altresì interessante osservare che contro le 100 citazioni nel N.T., in A.T. il Regno (malkhut melukkah in ebraico traslitterato) è citato solo 6 volte, mentre si dà invece più enfasi al Re (cioè YHWH direttamente o al suo Messia) che sarà a capo di tale Regno. È inoltre doveroso rilevare che, mentre in A.T. il concetto di Regno è molto concreto (“terreno”, “universale”, “nei Cieli”) nel N.T. il concetto è molto più astratto.

Sarebbe interessante parlare del Parabole del Regno, ma ciò potrà costituire un ulteriore futuro approfondimento.

 



[1] Francesco Graziano è docente di teologia biblica presso la Pontificia Università Gregoriana (Roma). Ha pubblicato una serie di articoli sulla composizione di alcune unità del Vangelo di Matteo (in particolare: Mt 14 e Mt 1317), dedicandosi per la sua tesi dottorale alla composizione dell’intero libro.

[2] Nei precedenti versetti, infatti, Gesù compiva guarigioni: di un muto indemoniato [32,33] e, ancora prima, di due ciechi [27-30°.

[3] A proposito di “nelle loro sinagoghe” sarebbe interessante disquisire se si intenda “nelle sinagoghe delle città e villaggi percorsi” o si intenda invece “le sinagoghe dei farisei”, menzionati in chiusura della pericope precedente (9,34). In questo secondo caso la pericope potrebbe intendersi non correttamente delimitata, in quanto non consentirebbe una comprensione corretta senza aver riportato i precedenti versetti che consentono di identificare i personaggi cui il “loro” fa riferimento. Una osservazione contraria a tale riferimento, puramente del sottoscritto, è codesta: “Quanti farisei erano presenti sulle strade della Galilea, al tempo di Gesù?”. Dalla esiguità di tale presenza, si desume giocoforza che le sinagoghe sono da intendersi quelle dei galilei. A chi osservi che svariate dispute avvennero tra Gesù e i farisei in Galilea, rispondiamo dicendo che le domande culturali e cultuali sulla Legge e le abitudini ebraiche erano di certo ben note ai farisei che mai, ad esempio, avrebbero posto domande sulla liceità o meno di curare di sabato (Lc 14,1-6) o “lavorare” per nutrirsi in tale giorno (Mc 2,23-28), domande che invece sono poste più ragionevolmente da persone meno acculturate nelle Legge, quali i galilei o, comunque, abitanti in Galilea (luogo di promiscuità culturale, brillantemente sintetizzato con  la locuzione “Galilea delle genti”).

[4] Secondo Matteo (Mt 3,2) il primo a parlare di Regno dei Cieli fu Giovanni il Battista.

[5] Hans Urs von Balthasar (Lucerna, 12 agosto 1905 – Basilea, 26 giugno 1988) è stato un presbitero e teologo svizzero.

[6] Ma non anteriormente all’80 d.C., per quanto già precedentemente citato.

[7] 8,37 Il v. omesso è un’antica aggiunta, presente specialmente nel testo “occidentale” ma assente nei manoscritti più autorevoli, che contiene la professione di fede dell’eunuco: 37 Filippo disse: Se credi con tutto il tuo cuore, si può. Rispose allora l’eunuco: Credo che Gesù Cristo è il Figlio di Dio.

(Fonte: https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/nt/At/8/)

[8] …compare Gesù, ormai adulto e pronto ad abbracciare la stessa causa di Giovanni il Battista, anche se da due posizioni diverse: quella probabilmente essenica di Giovanni e quella più tipicamente farisaica di Gesù. Non si gridi allo scandalo: i Farisei, che, come i Sadducei, derivavano da quegli Hasidim [cioè "pii"] difensori della tradizione in opposizione all’ellenismo, ai tempi della rivolta dei Maccabei [168 a.C. - 134 a.C.] sono sempre stati considerati come i più grandi dottori della Legge al tempo di Gesù. Ricordiamo che anche Paolo fu un fariseo. E lo stile di Gesù è quello dei grandi maestri rabbinici, che predicavano e predicheranno con le tecniche ebraiche tipiche di quel tempo, quali la “gezerah shawah” (“stessa espressione”) e lo “yelammedenu rabbenu” (“che il nostro maestro ci insegni”), che troviamo magistralmente espresse, ad esempio, nella parabola del buon Samaritano (Lc 10,25-37) – vedasi a tal proposito il libro “Seguire Gesù. Sette meditazioni sul Vangelo di Luca” di Don Matteo Crimella, TS Edizioni, dic. 2023.


Commenti

  1. Molto bello, Gesù investe tutti noi per la realizzazione del Regno di Dio

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    1. Grazie del commento. Il Regno si realizza in ogni tempo, qui e ora! VTR!

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