Gv 6,51-58. Catechesi
51Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo".
52Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: "Come può costui darci la sua carne da mangiare?". Gesù disse loro: "In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. 54Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. 55Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. 56Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. 57Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. 58Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno".Il brano in oggetto è la dottrina Eucaristica che l’autore
del IV Vangelo spiega alla comunità dei cristiani del tempo. Tale dottrina:
·
non vede l’Eucaristia (così come anche qualsiasi altro
Sacramento) come un mezzo salvifico a sé stante, cioè separabile dall’evento
salvifico del Cristo, ma può essere solamente compresa se messa in strettissima
unione con la missione del Figlio di Dio, cominciando dalla incarnazione della
persona del Verbo sino alla Sua glorificazione, che passa attraverso la morte
cruenta in croce.
In un certo senso, già San Paolo
nella prima lettera ai Corinzi, nel capitolo 11, mette in guardia sul fatto che
l’Eucaristia non sia la ripetizione della cena del Signore, ma occorra
predisporsi con il dovuto atteggiamento per partecipare a quel rito
sacramentale che Gesù stesso aveva istituito e che il cibarsi di quel pane e di
quel vino, riuniti nel Suo nome era assumere realmente il corpo e il sangue di Nostro
Signore;
·
pone l’accento interamente sulla Rivelazione e la
funzione salvifica del Cristo, che è pane di vita disceso dal cielo. Quindi, se
da una parte mira a colpire l’incredulità di giudei, dall’altra esorta la comunità
cristiana ad una celebrazione innanzitutto interiore, nel senso che ognuno deve
abbracciare con fede tutti gli insegnamenti del Maestro, in particolare
nutrendosi coscienziosamente di Cristo che salva;
·
l’unica e decisiva condizione per l’uomo è la fede nel
Figlio, inviato da Dio e nella Sua opera di redenzione salvifica, come Giovanni
ci ricorda nel brano del Vangelo secondo Giovanni 6, 36-47, che termina con le
parole: “In verità, in verità vi dico: chi crede ha la vita eterna”.
Questa stessa fede è condizione
necessaria sia per
comprendere il mistero dell’Eucaristia che per parteciparvi fruttuosamente;
·
fra il Gesù che parla in Galilea ed in Giudea, che si
presenta come pane vivo disceso dal cielo e la sua carne ed il suo sangue
offerti nell’Eucaristia, esiste un intimo rapporto con la Sua morte in croce,
dove Egli dà, volontariamente, la Sua carne ed il Suo sangue per la vita del
mondo (Giovanni 6,51: “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno
mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la
mia carne per la vita del mondo.");
·
i doni del pane e del vino hanno il loro significato
in quanto mezzi per unirci a Gesù: essi, grazie all’azione dello Spirito Santo,
divengono effettivamente il corpo, il sangue, l’anima e la divinità di Nostro
Signore.
Già nell’aggiungere le gocce d’acqua
al vino, il diacono o il celebrante dicono sottovoce: “l’acqua unita al vino
sia segno della nostra unione con la vita divina, di Colui che ha voluto
assumere la nostra natura umana”. L’offertorio, ossia la preparazione dei
doni, e prima ancora il riconoscimento
della nostra fragilità umana e il nutrimento con la Parola di Dio, fanno parte e
mettono in evidenza come l’accostarsi all’Altare per ricevere il Signore Gesù,
sia un processo che parte con la nostra adesione di fede e si conclude con la
preghiera di ringraziamento per la vita eterna ricevuta.
Meditiamo sul Cristo Sacramento e chiediamo al Signore di
continuare a donarci la vera fede che ci consenta di accostarci al Sacramento
per eccellenza e a vederlo non come qualcosa a sé stante, ma facente parte di
tutta la sua missione salvifica e che il Sacramento ricevuto con la bocca,
sia accolto con purezza nel nostro spirito, o Signore, e il dono a noi fatto
nel tempo ci sia rimedio per la vita eterna.

Sempre di altissimo livello professore, grazie e buona giornata di festa
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