Le beatitudini: la vera morale cristiana
Matteo 5 - il discorso della Montagna 1
Luca 6 - Il discorso della Pianura 3
Ma Gesù, cos’ha veramente detto? 5
Focalizziamoci sulle Beatitudini 7
Entriamo finalmente in argomento 9
Lo studio: il discorso della Montagna 10
Ma tutto questo discorso dove ci porta? 16
Il discorso della Montagna nel suo complesso 16
Elementi del discorso della Montagna non presenti in Luca 17
1. Elementi legati alle aggiunte Pereane 17
2. Due o tre logia da Marco 18
3. Elementi giudaico-cristiani 20
LE BEATITUDINI
Il problema
I vangeli di Matteo e di Luca pongono, agli inizi del ministero pubblico di Gesù, un grande discorso (Mt 5, 1-48 e Lc 6, 1-49) il cui avvio è formato da un elenco di Beatitudini: nove in Matteo (Mt 5, 3-11), quattro in Luca (Lc 6, 20-22), i quali lo presentano in una forma diversa: più breve in Luca, con rinforzo di quattro maledizioni corrispondenti (Lc 6, 24-26) e più ampio in Matteo, e maggiormente ricco di insegnamenti a corollario.
Vediamo il testo CEI 1974:
Matteo 5 - il discorso della Montagna
1 Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. 2 Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:
3 «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
4 Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
5 Beati i miti, perché erediteranno la terra.
6 Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
7 Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
8 Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
9 Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
10 Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
11 Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. 12 Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.
13 Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.
14 Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, 15 né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. 16 Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli.
17 Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. 18 In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto. 19 Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
20 Poiché io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
21 Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. 22 Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.
23 Se dunque presenti la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, 24 lascia lì il tuo dono davanti all'altare e va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.
25 Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione. 26 In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all'ultimo spicciolo!
27 Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; 28 ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.
29 Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna. 30 E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna.
31 Fu pure detto: Chi ripudia la propria moglie, le dia l'atto di ripudio; 32 ma io vi dico: chiunque ripudia sua moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone all'adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
33 Avete anche inteso che fu detto agli antichi: Non spergiurare, ma adempi con il Signore i tuoi giuramenti; 34 ma io vi dico: non giurate affatto: né per il cielo, perché è il trono di Dio; 35 né per la terra, perché è lo sgabello per i suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran re. 36 Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. 37 Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno.
38 Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; 39 ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra; 40 e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. 41 E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. 42 Da' a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle.
43 Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; 44 ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, 45 perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. 46 Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? 47 E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 48 Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.
Luca 6 - Il discorso della Pianura
17 Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C'era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, 18 che erano venuti per ascoltarlo ed esser guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti immondi, venivano guariti. 19 Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che sanava tutti.
20 Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva:
«Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio.
21 Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati.
Beati voi che ora piangete, perché riderete.
22 Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v'insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell'uomo. 23 Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti.
24 Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione.
25 Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame.
Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete.
26 Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti.
27 Ma a voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, 28 benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. 29 A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l'altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. 30 Da' a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo. 31 Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. 32 Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. 33 E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. 34 E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. 35 Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell'Altissimo; perché egli è benevolo verso gl'ingrati e i malvagi.
36 Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. 37 Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; 38 date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio».
39 Disse loro anche una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutt'e due in una buca? 40 Il discepolo non è da più del maestro; ma ognuno ben preparato sarà come il suo maestro. 41 Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello, e non t'accorgi della trave che è nel tuo? 42 Come puoi dire al tuo fratello: Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, e tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello.
43 Non c'è albero buono che faccia frutti cattivi, né albero cattivo che faccia frutti buoni. 44 Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva da un rovo. 45 L'uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore; l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male, perché la bocca parla dalla pienezza del cuore.
46 Perché mi chiamate: Signore, Signore, e poi non fate ciò che dico? 47 Chi viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: 48 è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sopra la roccia. Venuta la piena, il fiume irruppe contro quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene. 49 Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la rovina di quella casa fu grande».
Prima domanda: montagna, pianura.... perchè questa differenza? Che significato ce’è dietro?
Ma Gesù, cos’ha veramente detto?
Il discorso stesso, pronunciato sulla montagna secondo Matteo e nella pianura secondo Luca, si presenta in due recensioni, le cui somiglianze inducono a pensare che si tratti di uno stesso discorso, ma le cui divergenze, numerose e profonde, pongono necessariamente il problema di sapere che cosa questo discorso sia stato all'origine e quali siano state le condizioni della sua trasmissione.
Anche in questa diversità di approcci tra i due evangelisti, la tentazione sarebbe quella di cercare di armonizzarli, in virtù del fatto che un insegnamento di Gesù andava riportato fedelmente e non con differenze a volte imbarazzanti.
Prima di chiedersi che cosa Gesù abbia detto, quando, dove, in che modo e in quale occasione, bisogna rendersi conto delle condizioni nelle quali le sue parole o le sue azioni sono state trasmesse dalla tradizione primitiva e successivamente redatte dagli evangelisti.
Il genere letterario di una pagina del vangelo non è quello di un incartamento processuale. Matteo, Marco e Luca non hanno l'ambizione di conservare per i posteri il resoconto stenografico dei discorsi di Gesù né una relazione ufficiale sui suoi singoli spostamenti. Un “evangelista”, come indica il termine, si propone di annunciare la buona novella: sia che parli sia che scriva, egli è sempre un predicatore.
Questa predicazione, che si pone nel prolungamento immediato di una tradizione ancora viva, rimane impregnata di ricordi raccolti dai testimoni oculari: però, rievocandoli, non si propone di fare semplicemente della storia; c'è la preoccupazione di mettere in evidenza allo stesso tempo le incidenze che gli atti e le parole di Gesù hanno nella vita dei cristiani (a partire dalle comunità per le quali un evangelista ha scritto) ai quali ci si rivolge.
Ciò di cui si parla non appartiene unicamente a un passato ormai definitivamente chiuso: ciò che Gesù ha detto e fatto rimane attuale, ricco di insegnamenti per la vita quotidiana.
L'esegeta, che si sforza di capire i testi, deve tener conto di tutto il processo di cui gli evangelisti sono il punto di arrivo. Si sforzerà innanzitutto di cogliere le intenzioni dei redattori (esempio del regista, che monta le varie scene tagliando, invertendo, modificando); queste intenzioni rivestono, ai suoi occhi, un'importanza particolare, dato che sono sanzionate dal carisma dell'ispirazione. Non può tuttavia fermarsi qui. L'intenzione dell'evangelista prolunga, infatti, un'intenzione precedente: quella della tradizione apostolica, la cui autorità veramente speciale dipende dal mandato affidato da Gesù agli apostoli, e alla comunità da essi istruita, di trasmettere il suo pensiero alla Chiesa. All'origine della tradizione apostolica, infine, e delle sue intenzioni particolari, c'è l'intenzione e il pensiero del Maestro stesso, formulati in funzione delle situazioni concrete del suo ministero.
Un pericolo
L'esegeta cercherà di cogliere il significato primitivo degli insegnamenti ai quali è legata un'autorità divina.
Un pericolo nella esegesi è quello di focalizzarsi troppo sulla interpretazione, seppur ispirata, che il redattore ha colto ma adattato alle esigenze di una comunità che nella maggior parte dei casi non può confrontarsi né con i diretti seguaci di Gesù né, a volte, nemmeno con chi è stato a contatto con questi ed è lontana un minimo di una-due generazioni dagli avvenimenti.
Il rovescio della medaglia è la ricerca spasmodica degli ipsissima verba, che possono essere via via stati riportati in modo alterato dagli ascoltatori che si sono succeduti nella prima tradizione.
Come abbiamo detto molte volte, la corretta strada sta nel mezzo: ciò che l’autore sacro riporta è un insegnamento tendenzialmente corretto per la specifica comunità per cui scrive, applicando gli insegnamenti del Maestro alla situazione reale e alle problematiche del tempo. Ma non per questo dobbiamo prendere ogni espressione come oro colato, attribuendola al Signore, perché i vari strati (redazione) che un testo ha subito nel corso di 2-3 secoli hanno risentito sia delle decisioni teologiche dei primi Concili che degli insegnamenti dei Padri della Chiesa (pensiamo ad esempio a Mt 28, 19-20: 19 Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo1, 20 insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo»1).
Nel testo, tutto è sacro:
- l'insegnamento di Gesù, perché è il Figlio di Dio che parla;
- l'insegnamento degli Apostoli, perché essi hanno ricevuto la missione non di ripetere in modo puramente materiale ciò che avevano udito, ma di ridirlo reagendo davanti a situazioni nuove, alla luce dello spirito di Gesù;
- l'insegnamento degli evangelisti, ispirati dallo Spirito Santo per trasmettere alla Chiesa le tradizioni apostoliche.
Si vede subito l'interesse che acquistano, in questa prospettiva, le divergenze fra le varie tradizioni o fra le varie redazioni evangeliche. Non si tratta solamente di difficoltà da risolvere, ma di preziosi punti di riferimento per chi cerca di restituire ai testi la profondità che essi devono a tutta la storia di cui sono carichi. Fra le varianti, la critica si sforzerà di riconoscere i tratti primitivi, corrispondenti alle situazioni del ministero di Gesù, e i tratti più tardivi, che riflettono le preoccupazioni della comunità o degli scrittori sacri. La ricchezza del vangelo è fatta di tutti questi elementi ad un tempo e le divergenze delle tradizioni sono un prezioso aiuto per meglio scoprire questa ricchezza.
Focalizziamoci sulle Beatitudini
In particolar modo, per le Beatitudini (il nostro attuale specifico interesse) si può facilmente distinguere, nelle due redazioni di Matteo e di Luca, la tappa della fissazione e una tappa precedente sulla quale queste due redazioni riposano, come su una base comune (es. La fonte “Q”).
Questa forma delle beatitudini, anteriore alle redazioni evangeliche, dipende naturalmente dalla tradizione apostolica; ma, come noi cercheremo di ricostruirla, non pare possa essere distinta da una forma primitiva, rispondente alle intenzioni del Maestro e alle situazioni del suo ministero pubblico. Di più: nella misura in cui si distinguono da una forma fondamentale che le precede, le due forme evangeliche non sembrano attribuibili unicamente all'attività redazionale degli evangelisti. Essi potrebbero essere stati influenzati da una tradizione particolare, probabile specialmente nel caso di Luca. Si vede, quindi, che i confini non sono cosi nettamente delimitati come dovrebbe essere in teoria.
Ciò che si attribuisce a Matteo o a Luca può provenire dalla tradizione particolare da cui essi dipendono; il testo di base, benché proveniente da una tradizione evoluta, può benissimo rappresentare la forma iniziale dell'insegnamento di Gesù.
Persino Rudolf Bultmann2 si inchina a Gesù parlando delle Beatitudini, convenendo: “Da tempo immemorabile, le esigenze del discorso della montagna sono state riconosciute fra gli elementi più caratteristici della predicazione di Gesù” (Jesus, Berlino 1926, p. 84).
Per concludere codesta premessa riportiamo il concetto di Jean Giblet (1918/1993), emerito Prof. della facoltà di Teologia di Louvain, Belgio, che ci sarà utile per affrontare lo studio particolare dei sinottici:
« ... È normale che le prime comunità, che hanno vissuto la vita cristiana, e, in seguito, i diversi evangelisti, abbiano impresso il loro timbro al dato primitivo. Sarebbe quindi necessario sottoporre i testi a un'analisi letteraria minuziosa, per determinare, per quanto si può, lo stato primitivo della tradizione. Questa imperiosa necessità non è tuttavia ancora riconosciuta da tutti: il suo carattere tecnico, persino fastidioso, è fatto apposta per scoraggiare persone che hanno fretta di raggiungere risultati con poca fatica. Appare, però, sempre più evidente che una conoscenza esatta del messaggio di Gesù la si può avere solo a questo prezzo» (Collectanea Mechliniensia, 40 [1955] p. 98.
Per buona pace di chi avesse dubbi, sappia che anche Xavier Léon-Dufour3 è del medesimo parere:
« L'esegesi teologica e spirituale dev'essere sempre più fondata su una critica letteraria minuziosa... è inutile ed errato voler negare le divergenze fra le recensioni sinottiche nella speranza di minimizzarle: esse devono, invece, essere spiegate risalendo al testo di cui sono state esplicitate le risonanze segrete. L'unità e la ricchezza dell'insegnamento di Gesù non viene ottenuta tramite un compromesso fra i diversi testimoni. Si tratta di una tradizione vivente ... » (Études, sett. 1954, pp. 289s).
Procediamo quindi con un paio di definizioni utili:
FORMA: indica un mezzo di espressione concreto, una formula di stile più o meno fissata dall’uso - ad esempio, una Parabola; oppure quel “kai” tanto caro a Marco.
GENERE LETTERARIO: è caratterizzato da un certo numero di FORME tipiche, ovvero di specifici modi di esprimersi - ad esempio, il genere letterario “vangelo” è caratterizzato, in particolare, da Parabole mentre il genere letterario di tipo vangelo dell’evangelista Marco è caratterizzato da specifici mezzi di espressione, quali quello sopra citato (kai) e altri modi che vedremo nello studio di Marco. Ultimo ma non ultimo, l’uso di alcune parole aramaiche:
talita kum (Mc 5,41); corbàn (7,11); effethà (7,34); geenna (9,43); abbà (14,35); eloì eloì lema sabactàni (15,34) rabbunì (10,51).
Per quanto riguarda Matteo è bene conoscere la voce della nostra Chiesa, la quale professa, sin dai tempi più antichi, l’identità sostanziale tra il Matteo greco ed il Matteo aramaico (scritto od orale che fosse) ed è stata da essa sanzionata nella decisione della Commissione Biblica del 19 gennaio 1911.
D’altro canto è opportuno conoscere (visto che la sopra menzionata professione non si cataloga certo come dogma), l‘illustre parere di Padre Lagrange4 che per primo, ha osato separare il Matteo greco da quello aramaico e dare la sua adesione alla teoria delle due fonti. Altri, in seguito, si sono fatti rimorchiare: Batiffol, Mangenot, Camerlynck, Sickenberger, Wikenhauser, Vogels, Kilpatrick, Benoit, Cerfaux, Jones, Vaganay, Dupont, Cladder, Soiron, J. Schmid.
Infine, poiché, come abbiamo detto, le decisioni della Commissione Biblica non sono né infallibili né irreformabili, il testo greco di Matteo, così come ogni altro scritto della Sacra Scrittura, è da ritenersi testo ispirato ed è il testo componente il Canone, quindi che sia o meno letteralmente o sostanzialmente uguale o solo analogo ad un eventuale testo aramaico attribuibile al “medesimo” evangelista, poco ci importa.
Entriamo finalmente in argomento
Le beatitudini hanno una portata essenzialmente messianica. La versione di Luca sottolinea di più il punto di vista sociale e le esigenze della rinuncia, mentre la versione di Matteo si pone in una prospettiva più morale e catechetica.
Descamps5 aveva già tracciato la sintesi, di modo che citare le sue osservazioni è anche riassumere il nostro lavoro:
«Le beatitudini sono state, nella loro forma originale, un messaggio kerygmatico per eccellenza: la promessa della misericordia divina alle anime religiose, non precisamente a coloro che si possono appellare alle loro opere, ma a coloro che, essendo esposti a miserie di ogni genere, attendono tutto da Dio. Tuttavia le beatitudini hanno subito, nella recensione di Matteo, una interpretazione parenetica ... L'insieme del discorso della montagna rivela la tendenza di Matteo a farne il catechismo di una comunità piuttosto che una predicazione profetica... Ci si sbaglierebbe se si ritenessero le beatitudini di Matteo meno vicine alle parole di Gesù che quelle di Luca. Certo, lo stile conciso di Luca può essere qui un ricordo della forma breve che abbiamo appena postulato, a partire da Matteo, per l'espressione orale delle beatitudini, ma la terminologia di Luca, diversa da quella di Matteo, evoca la classe dei poveri, dei diseredati di questo mondo... Questo punto di vista sociale corrisponde ad una preoccupazione propria di Luca».
Ora, quello che ci dobbiamo portare sicuramente a casa di questo stralcio di Descamps è che dopo “Il Regno di Dio è vicino”, siamo qui in presenza di altri Kerigma6 originale di Gesù: ogni beatitudine è infatti così classificabile.
Detto questo, iniziamo il nostro studio.
Lo studio: il discorso della Montagna
Le nove beatitudini di Matteo, le quattro beatitudini e le quattro maledizioni di Luca costituiscono l'esordio di un discorso, che, cosa generalmente ammessa, è fondamentalmente identico pur sotto le due forme diverse. Nella ricerca della base comune delle due versioni delle beatitudini, incontriamo uno scoglio: stabilire questa base per mezzo del minimo comune denominatore delle due versioni.
Sarebbe errato concentrare tutta l'attenzione su una sola pericope senza tener conto di un contesto più vasto. È accettato il fatto che le versioni dei due Evangelisti debbano derivare da una tradizione precedente, che è comune ad entrambi: la tradizione da cui pescano Mt e Lc e non Mc, e non essendo Mc, inoltre, codesta fonte comune, possiamo dire che sia “Q”, mentre se prendessimo i due discorsi come totalmente diversi nei contenuti, nei destinatari e nei significati, dovremmo certamente parlare di due fonti diverse: una tradizione propria di Mt ed una di Lc (per quanto concerne il discorso della Montagna dei due Evangelisti, non ricadiamo però in codesto ultimo caso).
Se ad un primo sguardo i due testi non ci paiono certo provenire da una fonte comune, dobbiamo tener presente che ognuno di essi ha subìto un procedimento redazionale diverso (addizioni, omissioni, modificazioni di stile...) quindi l’analisi deve condurci a comprendere se essi provengano o meno da una fonte comune.
Il discorso della montagna è molto più lungo nella versione di Matteo che in quella di Luca: 107 versetti contro 30. Il discorso di Luca si trova quasi integralmente in quello di Matteo. Delle quattro maledizioni (vv. 24-26) parliamo dopo. Restano quattro brevi sentenze proprie di Luca: vv. 38a,39,4,45.
Prima di confrontare gli elementi del discorso comuni alle due recensioni, è indispensabile interrogarsi sulla provenienza degli elementi che si trovano solo in una di esse.
Incominciamo il nostro studio con il v. 45, il più importante, e per il quale i dati sono anche più abbondanti.
45 L'uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore; l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male, perché la bocca parla dalla pienezza del cuore.7
L’analogia in Mt è in 7, 16-20: 16 Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? 17 Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; 18 un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. 19 Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. 20 Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere.
Come si vede il testo è molto più sviluppato che in Luca ma con un po' di attenzione si può rilevare la diversità di disposizione degli elementi.
Il v. 19 che non trova parallelo in Luca, è preso da Giovanni il Battista. Secondo gli studiosi, inoltre, Luca seguirebbe in ordine quanto ricava dalla fonte “Q” mentre Matteo rimaneggia il testo con spostamenti ed inserimenti. Ciò che stupisce maggiormente dall’analisi dei due testi presi dalla stessa fonte è il fatto che Matteo scarti degli insegnamenti che riprenderà solo più avanti nel corso della sua stesura evangelica.
Altri studiosi, invece, attribuiscono a Luca il fatto di aver inserito il v. 45 preso da altra fonte, nel corpo del discorso della Montagna. Non siamo d’accordo con quanto affermano questi esegeti in quanto è proprio di Luca attingere alle fonti per blocchi, mantenendo l’ordine di ciò che ha rinvenuto (e Matteo, d’altronde, non ometterebbe parte degli insegnamenti di Gesù che sono stati riportati da una tradizione precedente - a meno di riportare l’insegnamento in un diverso contesto, magari ampliandolo, come più sopra abbiamo velatamente accennato.
Dunque, semplicemente, possiamo dire che Luca, verosimilmente, si trovi davanti a due testi già uniti: la fonte “Q” da cui pesca anche Matteo e una tradizione che già l’ha riportata, inserendo il concetto del v. 45 che Matteo esplode in modo più ampio in altri ambiti del suo Vangelo.
Codesto studio cui abbiamo solo accennato, vuol portarci a dire che i due discorsi sono se non identici, molto analoghi e non costituiscono due discorsi diversi del Signore. Va notato, anticipando di molto le conclusioni, che molto probabilmente:
La/le fonti da cui attingono Matteo e Luca hanno già messo insieme in forma di lungo discorso dei logion che Nostro Signore aveva enunciato e spiegato magari in diverse occasioni, non tutte in un unico discorso tenuto in una sola giornata. Ciò vista anche la grande importanza del discorso nel suo complesso.
Riportiamo le considerazioni conseguenti al discorso di approfondimento che non abbiamo trattato per motivi di tempo:
- dal punto di vista della trama del discorso, le quattro sentenze riportate solo da Luca appaiono chiaramente, nel discorso della montagna, come un sovraccarico. Se Matteo non le ha riportate in questo contesto, è perché non ve le ha trovate; sotto questo aspetto, il suo testo, meno composito, sembra essere più vicino alla redazione iniziale )criterio del testo più corto = testo più antico).
- Cercando di determinare il livello di inserzione di questi logia supplementari, abbiamo visto che vi sono seri motivi di dubitare che siano stati introdotti al momento della redazione del terzo vangelo. I procedimenti di associazione, che li hanno fatti accostare a sentenze che appartenevano già al discorso, si accordano male con ciò che noi conosciamo della forma mentis e della cultura letteraria di Luca; si spiegherebbero meglio nello stadio della tradizione orale, o almeno a uno stadio di composizione scritta ancora vicina alle origini semitiche.
- È per lo meno possibile che Luca abbia conosciuto il discorso in un testo diverso da quello che serve di base alla redazione di Matteo; è almeno possibile che il suo testo contenesse alcuni elementi che Matteo non ha conosciuto nel modello di cui si serve. Si vede quanta circospezione occorra usare prima di affermare che Luca ha aggiunto un altro elemento di cui non abbiamo ancora parlato: le quattro maledizioni ( 6,24-26 ).
Andiamo un poco più in là
Ora dovremmo passare alle quattro maledizioni inserite in Luca, ma la tentazione di approfondire lo studio dei sinottici, almeno a grandi linee, si affaccia continuamente…
Vediamo se possiamo almeno fare una sintesi per punti, non ordinati, ma che meritano un minimo di attenzione:
Luca come ordinamento del suo racconto evangelico, segue l’ordine di Marco - tranne rare eccezioni.
Il parallelismo dei racconti si interrompe due volte per far posto a quelle che si chiamano, rispettivamente, la piccola inserzione (Lc 6,20 - 8,3) e la grande inserzione (Lc 9,51 - 18,14) del terzo Vangelo8. Luca inserisce in due blocchi massicci ciò che vuole aggiungere ai dati forniti da Marco. Procede per grandi blocchi. Pare quindi, a priori, poco verosimile che Luca abbia disperso degli elementi trovati uniti nelle sue fonti. Se egli riporta, in vari luoghi della sua grande inserzione materiali che Matteo riporta invece nel discorso della montagna, è perché non li ha trovati nella fonte da cui ha attinto il discorso della montagna.
L’approccio di Matteo è sostanzialmente diverso.
Matteo compie uno sforzo cosciente e sistematico nel raggruppare gli insegnamenti di Gesù relativi ad una tematica. Egli realizza cosl delle grandi composizioni, per mezzo di elementi di diversa provenienza, accostati a motivo di analogie più o meno reali, e spesso saldati molto imperfettamente fra loro. I cinque discorsi dedicati agli aspetti fondamentali della predicazione di Gesù sono stati composti in questo modo.
Non ci si meraviglierà quindi di trovare, nella sua versione del discorso della Montagna, un certo numero di materiali tradizionali, che non avevano prima alcun rapporto con esso: la loro inserzione nel discorso è da attribuirsi all'evangelista.
Ora, per approfondire il discorso del confronto tra Matteo e Luca, dobbiamo necessariamente definire quelli che sono chiamati dagli studiosi:
Passi Pereani
Gli elementi del discorso che sono stati trasmessi anche da Luca, ma in un altro contesto, appaiono tutti nella sezione centrale del suo vangelo (Lc 9,51 - 18,14): un vasto conglomerato di dati, sprovvisti di un quadro preciso, che Luca organizza artificialmente in un «racconto di viaggio» (9,51 ; 13,22; 17,11). Nulla dice che il viaggio si sia effettuato attraverso la Perea (la Transgiordania). Il nome di sezione “pereana”, per designare questa collezione di tradizioni supplementari, non è quindi molto appropriato ma è un modo comune per individuare tale collezione.
Ecco la lista dei passi Pereani del discorso della Montagna:
montagna:
Mt 5,13 —> Lc 14, 34-35
Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.
34 Il sale è buono, ma se anche il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si salerà? 35 Non serve né per la terra né per il concime e così lo buttano via. Chi ha orecchi per intendere, intenda».
5,15 11, 33
né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa.
Nessuno accende una lucerna e la mette in luogo nascosto o sotto il moggio, ma sopra il lucerniere, perché quanti entrano vedano la luce.
5,18 16, 17
In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto.
È più facile che abbiano fine il cielo e la terra, anziché cada un solo trattino della Legge.
5, 25-26 12, 58-59
25 Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione. 26 In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all'ultimo spicciolo!
58 Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada procura di accordarti con lui, perché non ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all'esecutore e questi ti getti in prigione. 59 Ti assicuro, non ne uscirai finché non avrai pagato fino all'ultimo spicciolo».
5,32 16, 18
ma io vi dico: chiunque ripudia sua moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone all'adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Chiunque ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio; chi sposa una donna ripudiata dal marito, commette adulterio.
6, 9-13 11, 2-4
9 Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli,
(1) sia santificato il tuo nome; 10
(2) venga il tuo regno;
(3) sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. 11
(4) Dacci oggi il nostro pane quotidiano, 12
(5) e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
13
(6) e non ci indurre in tentazione,
(7) ma liberaci dal male.
2 Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
Padre,
(1) sia santificato il tuo nome,
(2) venga il tuo regno; 3
(3) dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, 4
(4) e perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore,
(5) e non ci indurre in tentazione».
19-21 12, 33-34
Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi».
33 Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma. 34 Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
Ma tutto questo discorso dove ci porta?
Ci porta a comprendere che non sempre un insegnamento di Gesù viene inserito nel medesimo contesto nei diversi sinottici; infatti un evangelista può aver preso l’insegnamento da una fonte diversa da quella di un altro e averlo inserito da una parte (es. Il discorso della Montagna) piuttosto che in un’altra. Un esempio: gli insegnamenti sul sale e sulla luce (“voi siete il sale della terra/la luce del mondo”) inseriti nel discorso della Montagna da Matteo, mal si articolano col resto degli insegnamenti indirizzati a tutti gli uomini più in generale: sono infatti riferiti ai discepoli di Gesù.
Gesù differenzia tra chi si deve /vuole dedicare alla vita religiosa (“chi si fa eunuco per il Regno”), portando la buona novella alle nazioni (”Il Regno di Dio è in mezzo a voi”) a chi deve “semplicemente” assumere un atteggiamento cònsono, facendolo suo nel profondo del cuore, per aprirsi all’annuncio e camminare verso il Regno.
Il discorso della Montagna nel suo complesso
Abbiamo detto, analizzando Matteo, che le Beatitudini sono elencate da 5,3 a 5,11 ma dobbiamo tener presente che il “Discorso della Montagna” comprende Mt 5, 1-48.
Siamo poi passati ai cosiddetti “passi Pereani”, accennandovi. Abbiamo costatato che, trasmettendoli nella sezione centrale del suo vangelo, Luca si mostra fedele all'ordine seguito dalle sue fonti; abbiamo costatato, allo stesso tempo, che la loro inserzione nel discorso della Montagna dev'essere attribuita a Matteo e alla sua preoccupazione di dare un saggio completo degli insegnamenti del Maestro sui diversi argomenti trattati. Cercando di raggiungere il discorso nello stato in cui si trovava prima della fissazione definitiva nei vangeli di Matteo e di Luca, dovremo fare astrazione da tutti questi passi. Essi appartengono al discorso solo nella forma che gli ha dato Matteo. Occorrerà fare la controprova di questi risultati, procedendo all'analisi letteraria del discorso come esso si presenta nel vangelo di Matteo. Prima di affrontare codesto studio, è opportuno esaminare i passi del discorso di Matteo che non si trovano né nel discorso di Luca né nella sezione «pereana». Ovviamente per motivi di tempo, indicheremo solo i passi, riservandoci l’analisi letteraria ad un eventuale futuro studio di confronto sinottico, che dovrà necessariamente proseguire per tematiche piuttosto che complessivamente, essendo questo già stato egregiamente fatto da Angelico Poppi9 e da molti altri esegeti.
Elementi del discorso della Montagna non presenti in Luca
Gli elementi del discorso della montagna, che non si trovano in Luca, possono essere divisi in tre categorie:
- anzitutto alcuni piccoli elementi strettamente solidali con le aggiunte «pereane» operate da Matteo (così solidali che, staccate da quel contesto, tali aggiunte non possono più sussistere);
- due (o tre?) logia trasmessi da Marco in contesti differenti;
- la grande massa degli insegnamenti giudaico-cristiani, che possono interessare solo lettori giudeocristiani.
1. Elementi legati alle aggiunte Pereane
Mt 5,15: né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa.
Osservazione: v. 14a è la “formula redazionale” che introduce la sentenza; v. 16 commenta la sentenza e ne trae una lezione concreta per i discepoli.
Marco così riporta il passo: Mc 4,21: Diceva loro: «Si porta forse la lampada per metterla sotto il moggio o sotto il letto? O piuttosto per metterla sul lucerniere?
La sentenza in Marco non è introdotta. Prima infatti c’è la Parabola del seminatore e la “conseguente” spiegazione ai dodici.
La morale di Marco è nel successivo v. 22: Non c'è nulla infatti di nascosto che non debba essere manifestato e nulla di segreto che non debba essere messo in luce.
Il v. 23 rafforza il concetto: Se uno ha orecchi per intendere, intenda!».
Vediamo invece come Luca riporta il medesimo passo - Lc 8,16-18:
16 Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la pone sotto un letto; la pone invece su un lampadario, perché chi entra veda la luce. 17 Non c'è nulla di nascosto che non debba essere manifestato, nulla di segreto che non debba essere conosciuto e venire in piena luce. 18 Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha sarà dato, ma a chi non ha sarà tolto anche ciò che crede di avere».
Luca, che segue Marco, ha appena affrontato anche lui la Parabola del seminatore e le relative spiegazioni alla “ristretta cerchia” (la stessa “introduzione alla sentenza” usata da Marco, cui fa seguito la morale (v. 18).
2. Due o tre logia da Marco
Sul ripudio, Marco 10,4 cita: Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di rimandarla».
Per poi proseguire con l’insegnamento di Gesù:
10, 11-12 11 «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio contro di lei; 12 se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio».
Marco attinge da Dt 24,1: Quando un uomo ha preso una donna e ha vissuto con lei da marito, se poi avviene che essa non trovi grazia ai suoi occhi, perché egli ha trovato in lei qualche cosa di vergognoso, scriva per lei un libello di ripudio e glielo consegni in mano e la mandi via dalla casa.
Matteo inserisce codesto insegnamento nel discorso della Montagna, egli insegnamenti che seguono le Beatitudini:
Mt 5, 31-32: 31 Fu pure detto: Chi ripudia la propria moglie, le dia l'atto di ripudio; 32 ma io vi dico: chiunque ripudia sua moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone all'adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Anche Luca riporta il logia di Marco sul ripudio, in Lc 16,18: 18 Chiunque ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio; chi sposa una donna ripudiata dal marito, commette adulterio.
Luca lo inserisce in un contesto di insegnamenti di Gesù, prima del racconto del povero Lazzaro e dopo una serie di insegamenti del Maestro che seguono la Parabola dell’amministratore scaltro.
Il logia sul ripudio proviene certamente da Marco (non potendo essere il viceversa, visto che essendo citata la conclusione anche da Luca, siamo in presenza della certa fonte marciana) lo annoveriamo come “terzo” logia marciano preso in prestito da Matteo.
Matteo 5,29-30, —>
29 Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna. 30 E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna.
—> si trova in Marco 9,43-48:
43 Se la tua mano ti scandalizza, tagliala: è meglio per te entrare nella vita monco, che con due mani andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile. 44 45 Se il tuo piede ti scandalizza, taglialo: è meglio per te entrare nella vita zoppo, che esser gettato con due piedi nella Geenna. 46 47 Se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, che essere gettato con due occhi nella Geenna, 48 dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue.
I vv 44-45 e 46-47 non riportano quanto invece riportato ad es. Nella Nuova Riveduta10:
43 Se la tua mano ti fa cadere in peccato, tagliala; meglio è per te entrare monco nella vita, che avere due mani e andartene nella geenna, nel fuoco inestinguibile, 44 [dove il verme loro non muore e il fuoco non si spegne]. 45 Se il tuo piede ti fa cadere in peccato, taglialo; meglio è per te entrare zoppo nella vita, che avere due piedi ed essere gettato nella geenna, 46 [dove il verme loro non muore e il fuoco non si spegne]. 47 Se l'occhio tuo ti fa cadere in peccato, cavalo; meglio è per te entrare con un occhio solo nel regno di Dio, che avere due occhi ed essere gettato nella geenna, 48 dove il verme loro non muore e il fuoco non si spegne.
Notiamo che Matteo ripete il logion anche in 18,8-9:
8 Se la tua mano o il tuo piede ti è occasione di scandalo, taglialo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, che avere due mani o due piedi ed essere gettato nel fuoco eterno. 9 E se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita con un occhio solo, che avere due occhi ed essere gettato nella Geenna del fuoco.
Se il logion provenisse dalla stessa fonte, Matteo avrebbe probabilmente evitato di ripeterlo; 5,29-30 non costituisce quindi propriamente un elemento marciano o di triplice tradizione: si deve presumere che sia stato preso da una diversa fonte (e come è facile comprendere, quando il regista ha messo insieme tutti i pezzi del montaggio, ha scordato di averlo già inserito - oppure l’ha fatto volutamente per ribadire un insegnamento certamente per lui importante).
Essendo Mt 5, 29-30 inserito nel discorso della Montagna (Mt 5, 1-48) si può ipotizzare che il logion facesse già parte del discorso della Montagna; è ugualmente possibile che Matteo lo attinga alla documentazione che serve di base alla sezione pereana di Luca.
Come potete notare, lo studio dei sinottici (che qui abbiamo solamente abbozzato facendo dei confronti tra i sinottici sul discorso della Montagna - non citato da Marco, ma nel cui Vangelo troviamo in ogni caso vari insegnamenti analoghi), è molto complesso ed articolato. Sarebbe interessante continuarlo per il Padre Nostro, ma il tempo è quello che è…
Concludiamo pertanto il nostro breve studio con gli:
3. Elementi giudaico-cristiani
Vi sono numerosi elementi, che sono presenti nel discorso di Matteo, ma mancano in quello di Luca. Qualificandoli come «giudaico-cristiani», non vogliamo dire che essi debbano la loro origine alla comunità giudaico-cristiana; vogliamo semplicemente dare un'idea globale del loro contenuto, e, allo stesso tempo, dell'ambiente tradizionale concreto al quale essi certamente devono la loro conservazione.
Incontriamo in questo gruppo gli elementi che danno, al discorso della montagna di Matteo, la sua fisionomia specifica.
Tre delle quattro sentenze con cui Gesù prende posizione riguardo alla legge (5,17.19-20) sono assenti in Luca.
Ora dobbiamo, prima di proseguire, parlare di che cosa sia il discorso delle antìtesi: si tratta di quel sottoinsieme di versetti del discorso della Montagna di Matteo, che vanno da 5, 17-37 così suddivisi:
- vv. 17-20 (la nuova Giustizia)
- vv. 21-26 (l’omicidio)
- vv. 27-30 (l’adulterio)
- vv. 33-37 (il giuramento)
In Luca si trovano solo alcuni elementi di queste antitesi e non nella forma antitetica che li caratterizza in Matteo. Il fatto che manchino nel discorso di Luca, non significa che manchino anche nella sua fonte: i materiali di interesse giudaico-cristiano o troppo legati ai costumi palestinesi sono generalmente omessi da Luca (ricordiamo che scrive per i Romani altolocati); quando un dato di questo genere manca nel suo testo, si deve normalmente pensare a un'omissione deliberata.
Anche il monito sui falsi profeti, che Marco posiziona nel discorso esatologico in 13,22:
perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno segni e portenti per ingannare, se fosse possibile, anche gli eletti.
e Matteo riprende in 24,24,
Sorgeranno infatti falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi portenti e miracoli, così da indurre in errore, se possibile, anche gli eletti.
Con un precedente in 7,15:
Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci.
Ed con un sovraccarico in 24,11:
Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti;
manca in Luca; ed è l'unico elemento del discorso escatologico che egli omette.
CONCLUSIONE
L'assenza, nel discorso della montagna di Luca, di numerosi elementi che si trovano nella redazione di Matteo, solleva un grosso problema. Non ci si può accontentare di darne una soluzione semplicistica, accordando la priorità assoluta a uno dei due testi.
1. Si deve ammettere che Matteo ha notevolmente allargato il discorso; inserendovi materiali, numerosi e importanti, ripresi da altri contesti. Questa spiegazione vale in particolare per il complesso dei passi che sono riportati da Luca nella sezione centrale del suo vangelo; essa vale anche per un certo numero di logia, legati o no alle interpolazioni “pereane”, che appaiono come un sovraccarico nel discorso. Queste aggiunte all'intelaiatura iniziale del discorso non sembrano risalire oltre il livello della redazione del vangelo.
2. Il gruppo di insegnamenti, invece, che gravitano principalmente intorno alla questione del modo cri·stiano di praticare le prescrizioni della legge e le opere buone, non sembra possa essere eliminato dalla trama del discorso, cosi come esso è giunto agli evangelisti; se questi insegnamenti non compaiono nel discorso di Luca, è probabilmente perché l'evangelista li ha omessi.
3. Notiamo, intanto, che il nostro studio dei materiali propri di Matteo perviene a risultati diversi da quelli a cui era giunto lo studio dei materiali propri di Luca. Per Luca non è stato possibile affermare che le aggiunte di elementi nuovi provenivano dall'evangelista; era più probabile che risalissero alla fonte da lui utilizzata. È quindi possibile che la fonte di Luca possedesse elementi che Matteo non trovava nella sua. Niente di simile per quanto riguarda Matteo: non pare che la fonte di Matteo contenesse elementi che non conteneva invece quella di Luca. Sembra che Matteo abbia conosciuto la tradizione del discorso della montagna in una forma più pura che quella sotto cui esso è pervenuta a Luca.
Una nota di colore
Nella liturgia siriaca c’è una solennità nella quale è cantata dal Diacono la pagina delle Beatitudini di Matteo. Il ministro ordinato si reca all’ambone accompagnato dagli Accoliti con l’Evangeliario aperto, esposto e mostrato al popolo, poi incensa il sacro testo, intavola un breve dialogo liturgico con l’assemblea e canta a chiara voce la prima Beatitudine: “Beati i poveri in spirito perchè ad essi appartiene il Regno dei Cieli” (Mt 5,3). L’assemblea risponde col canto: “Gesù, ricordati di me quando sarai nel tuo Regno!” (Lc 23,42).
Poi il Diacono canta la seconda Beatitudine: “Beati gli afflitti, perché saranno consolati” (Mt 5,4) ed il popolo ripete l’invocazione del buon ladrone. Così di seguito per 9 volte in totale.
SOLO LA COSCIENZA DI ESSERE PECCATORI BISOGNOSI DI MISERICORDIA CI APRE LE PORTE DEL PARADISO. La coscienza di essere perdonati ben al di là del nostro merito ci permette di vivere già qui la gioia delle Beatitudini.
1 Nonostante la mancanza di una data precisa per la prima utilizzazione, le fonti antiche indicano che questa formula era già ampiamente adottata dalle comunità cristiane nel IV secolo.
2 Rudolf Karl Bultmann (1884, Wiefelstede - 1976 Marburgo) è stato un teologo evangelico tedesco. Fra i suoi allievi si contano, fra gli altri, Hans Jonas, Heinrich Schlier, Uta Ranke-Heinemann, Ernst Käsemann, Günther Bornkamm, Ernst Fuchs e Herbert Braun. Bultmann è noto principalmente per il suo programma di demitologizzazione del messaggio evangelico.
3 Xavier Léon-Dufour (Parigi, 3 luglio 1912 – Pau, 13 novembre 2007) è stato un gesuita e teologo francese ed è stato l’autore della famosa opera “Dizionario di teologia biblica”, pubblicato nel 1962, un lavoro che è rimasto negli anni un punto di riferimento per gli studenti di teologia.
4 Réginald Garrigou-Lagrange O.P (Auch, 21 febbraio 1877 – Roma, 15 febbraio 1964) è stato un teologo domenicano francese. Considerato uno dei più influenti teologi cattolici del XX secolo fu un esponete della scuola neotomista. Docente di teologia dogmatica presso la Pontificia università "San Tommaso d'Aquino" di Roma dal 1909 al 1960, tra i suoi alunni si ricorda il futuro Papa Giovanni Paolo II. Il famoso premio Nobel francese François Mauriac lodò Lagrange, dicendo che egli era "Il mostro sacro del tomismo".
5 Albert Descamps (1916 - 1980). È stato sacerdote cattolico, professore universitario, vescovo titolare di Tunisi, vescovo ausiliare di Tournai e ultimo magnifico rettore dell'Università cattolica di Louvain (Belgio). Studia Scienze umane moderne al College Saint-Léon di Bruges, entra nel seminario di Tournai ed è ordinato sacerdote il 5 ottobre 1941. Licenziato in filosofia nel 1937 e dottore in teologia nel 1946 a Louvain, nel 1947 è licenziato in scienze bibliche a Roma. Nel 1952 inizia ad insegnare all'Università cattolica di Louvain e nel 1953 succede a Lucien Cerfaux nella cattedra di Esegesi del Nuovo Testamento. Il 3 novembre 1960 è nominato vescovo titolare di Tunisi e vescovo ausiliare di Tournai, posizione dalla quale si dimette nel 1964. Perfettamente bilingue, è stato dal 1962 al 1968 l'ultimo magnifico rettore dell'Università Cattolica di Louvain, guidando l'università durante gli anni difficili che hanno portato alla scissione in due università autonome, una di lingua francofona e una di lingua olandese. Dopo la scissione riprende i suoi corsi di esegesi all'Università di Louvain-la-Neuve. Nel 1967 è membro della Pontificia Commissione Biblica, di cui è segretario dal 1973 fino alla morte.
6 Il termine "kerigma" (κῆρυγμα in greco) si riferisce all'annuncio fondamentale del Vangelo.
7 stiamo utilizzando la Bibbia vers. CEI 1974 (su: https://www.laparola.net/testo.php)
8 Verificate per conto vostro e vedrete come nello sviluppo ereditato da Marco, siano stati inseriti codesti due blocchi.
9 Angelico (Luigi) Poppi (Cittadella, PD, 9 febbraio 1928; † Feltre, 20 maggio 2017) è stato un religioso, biblista e scrittore italiano dell'Ordine dei Frati Minori Conventuali. È stato docente di esegesi del Nuovo Testamento presso la Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale, sezione di Padova. I suoi lavori e ricerche sui Vangeli sinottici ne fanno uno degli specialisti italiani più accreditati e conosciuti.
10 Trattasi di versione tradotta da Giovanni Luzzi (1856-1948) e ss. Luzzi fu un teologo protestante. Il progetto della traduzione che ha portato a tale versione, fu un progetto di una traduzione italiana della Bibbia dai testi originali, che intendeva essere il frutto di un accurato lavoro di esegesi attraverso il moderno metodo storico-critico, distaccato dalle dispute confessionali e per questo destinato a ricevere riconoscimenti importanti anche in ambito cattolico. Ricordiamo cosa si intende per metodo storico-critico: si intende l'insieme di principi e criteri, propri della filologia e dell'esegesi che si adopera per risalire all'originale forma e significato di un testo che, eventualmente, si presenti nei diversi manoscritti in forme non uguali.

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