(riveduto) IL PURGATORIO: se lo conosci, lo eviti.

Il presente studio riporta la dottrina cristiana cattolica sul Purgatorio e a tale scopo viene esclusivamente riportato quanto troviamo nel libro, consigliatissimo, che fornisce una risposta dettagliata alle domande che tutti vorremmo porre alla nostra fede, per comprendere maggiormente gli insegnamenti del nostro Magistero.

Il libro in questione è: “CREDO. Compendio della fede Cattolica” di S.E. Mons. Athanasius Schneider, edizioni Fede & Cultura, Verona (prima edizione ottobre 2024).

Quanto riportato, di pertinenza dell’opera, viene citato virgolettato. Eventuali note sono racchiuse tra parentesi “()” ed è riportata la relativa fonte. Con “n.d.r.”, nota di redazione, sono riportati eventuali commenti / precisazioni dell’autore di codesto Blog.

Altri riporti vengono sintetizzati per motivi di rispetto della legge sui diritti d’autore; in particolare,

“…è ancora lecito riportare pezzi di libro (citazioni o riassunti) senza il consenso esplicito dell'autore o dell'editore, a patto di rispettare precise condizioni previste dalla legge italiana (art. 70 della Legge 633/1941)…”

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Ove, per qualsiasi ragione, non si dovesse rispettare quanto sopra, l’autore di codesto blog è disponibile immediatamente ad eliminare il presente post. Non vi è alcuna finalità di lucro, se non la salvezza di molte anime. Si consiglia vivamente l’acquisto del libro, se interessati a meglio comprendere ed approfondire la conoscenza sulla fede cristiano-cattolica.

 

INIZIAMO.

“I, 832. Che cos’è il Purgatorio? Esso è il luogo della preparazione finale per il paradiso, dove le anime soffrono ciò che rimane di ogni punizione dovuta per i loro peccati personali (la pena, n.d.r.) e vengono purificate di ogni imperfezione residua.”

“I, 833.” (sul tema dell’esistenza del purgatorio, l’autore cita due passi della Sacra Scrittura, che qui vengono riportati dalla edizione CEI 2008 della Bibbia: 2Mac 12,42-46; 1Cor3, 12-15)

Per maggior comprensione si riporta: 2Mac 12, 41-46:

41 Perciò tutti, benedicendo Dio, giusto giudice che rende palesi le cose occulte,

42 si misero a pregare, supplicando che il peccato commesso fosse pienamente perdonato. Il nobile Giuda esortò tutti a conservarsi senza peccati, avendo visto con i propri occhi quanto era avvenuto a causa del peccato di quelli che erano caduti.

43 Poi fatta una colletta, con tanto a testa, per circa duemila dracme d'argento, le inviò a Gerusalemme perché fosse offerto un sacrificio per il peccato, compiendo così un'azione molto buona e nobile, suggerita dal pensiero della risurrezione.

44 Perché, se non avesse avuto ferma fiducia che i caduti sarebbero risuscitati, sarebbe stato superfluo e vano pregare per i morti.

45 Ma se egli pensava alla magnifica ricompensa riservata a coloro che si addormentano nella morte con sentimenti di pietà,

46 la sua considerazione era santa e devota. Perciò egli fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato.

 

Per maggior comprensione si riporta: 1Cor 3, 11-15:

 11 Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo.

12 E se, sopra questo fondamento, si costruisce con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, paglia,

13 l'opera di ciascuno sarà ben visibile: infatti quel giorno la farà conoscere, perché con il fuoco si manifesterà, e il fuoco proverà la qualità dell'opera di ciascuno.

14 Se l'opera, che uno costruì sul fondamento, resisterà, costui ne riceverà una ricompensa.

15 Ma se l'opera di qualcuno finirà bruciata, quello sarà punito; tuttavia, egli si salverà, però quasi passando attraverso il fuoco.).

 

“I, 834.” (sull’intensità e durata delle pene nel purgatorio: la pena da scontare è proporzionale alla gravità dei peccati commessi – ricordiamo che il peccato viene perdonato dal sacramento della riconciliazione o confessione, ma la pena relativa va espiata o qui sulla terra, oppure nel purgatorio, n.d.r. – e sul termine viene citato Mt 5,26. Per completezza qui appresso si cita Mt 5,25-26:

25 Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione.

26 In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all'ultimo spicciolo!)

 

“I, 835.” (Sull’intensità della sofferenza nell’espiazione delle pene nel purgatorio: S. Agostino afferma che il fuoco in cui sono le anime del purgatorio produce una sofferenza più dolorosa di qualsiasi altra patibile sulla terra; inoltre, le anime in quel luogo non possono fare nulla per alleviare tale sofferenza ma, come ricorda S. Caterina da Genova nel suo “Trattato sul purgatorio”, hanno accesso garantito al paradiso.)

“I, 836.” (Sull’aiuto delle anime del purgatorio:) “la Chiesa militante può aiutare la Chiesa purgante: 1)” (con la preghiera, il digiuno, l’elemosina); “2) attraverso le indulgenze che possono essere acquisite a sollievo delle anime del purgatorio;” “3)” (partecipando alla S. Messa) “;4) ricevendo degnamente la santa Comunione.”.

“I, 837.” (Come evitare il purgatorio: non commettendo volontariamente nemmeno il minimo peccato; espiando i peccati commessi già qui, sulla terra; compiendo atti di carità perfetta verso Dio; traendo beneficio, qui sulla terra, delle indulgenze previste da Santa Madre Chiesa.)

“I, 838.” (Compiere atti eroici di carità per le anime del purgatorio: compiere opere buone offrendole a Dio a beneficio delle anime del purgatorio, comprese messe di suffragio per esse, utilizzando negli atti di carità una qualsiasi formula del tipo) “Mio Dio, metto nelle Vostre mani e in quelle della Madonna tutte le opere espiatorie che compirò in vita e quelle che gli altri compiranno per me dopo la mia morte, affinché servano di suffragio alle anime del purgatorio. Io mi rimetto alla Vostra misericordia. Amen.»"

“I, 806.” (Ci rammenta che il dogma del purgatorio completa i novissimi: morte, giudizio, paradiso, inferno. Evidenzio che la dottrina del purgatorio venne definita dal secondo Concilio di Lione del 1274, poi in quello di Firenze del 1438 e infine ribadita nel Concilio di Trento, nel 1563. Le anime del purgatorio sono anime destinate al paradiso, ma devono purificarsi prima di entrare nella vita eterna con Dio, come anche Ap 21, 27 rammenta, riferendosi all’ingresso nella Gerusalemme celeste:

27 Non entrerà in essa nulla d'impuro, né chi commette orrori o falsità, ma solo quelli che sono scritti nel libro della vita dell'Agnello.).

In fine, nella professione di fede Trentino-Vaticana pubblicata da Pio IV nel 1564, leggiamo in codesta lunga professione:

“…Parimenti credo che nella Messa viene offerto a Dio un sacrificio vero, proprio e propiziatorio per i vivi e i defunti, (omissis)”

“…Ritengo senza esitazione che esiste il purgatorio e che le anime ivi rinchiuse sono aiutate dai suffragi dei fedeli; (omissis)”.

Il Signore misericordioso perdoni i nostri peccati, ci consenta con la Sua grazia di espiare le pene già qui sulla terra e ci conduca alla vita eterna. Amen.


P.S. Ritengo utile la seguente aggiunta, relativa a Sua Santità Benedetto XVI, Udienza generale del 12 gennaio 2011, incentrata su S. Caterina da Genova:

«Nel suo tempo lo si raffigurava principalmente con il ricorso ad immagini legate allo spazio: si pensava a un certo spazio, dove si troverebbe il purgatorio. In Caterina, invece, il purgatorio non è presentato come un elemento del paesaggio delle viscere della terra: è un fuoco non esteriore, ma interiore. Questo è il purgatorio, un fuoco interiore. La Santa parla del cammino di purificazione dell'anima verso la comunione piena con Dio, partendo dalla propria esperienza di profondo dolore per i peccati commessi, in confronto all'infinito amore di Dio. Abbiamo sentito del momento della conversione, dove Caterina sente improvvisamente la bontà di Dio, la distanza infinita della propria vita da questa bontà e un fuoco bruciante all'interno di se stessa. E questo è il fuoco che purifica, è il fuoco interiore del purgatorio. Anche qui c'è un tratto originale rispetto al pensiero del tempo. Non si parte, infatti, dall'aldilà per raccontare i tormenti del purgatorio - come era in uso a quel tempo e forse ancora oggi - e poi indicare la via per la purificazione o la conversione, ma la nostra Santa parte dall'esperienza propria interiore della sua vita in cammino verso l'eternità. L'anima - dice Caterina - si presenta a Dio ancora legata ai desideri e alla pena che derivano dal peccato, e questo le rende impossibile godere della visione beatifica di Dio. Caterina afferma che Dio è così puro e santo che l'anima con le macchie del peccato non può trovarsi in presenza della divina maestà. E anche noi sentiamo quanto siamo distanti, quanto siamo pieni di tante cose, così da non poter vedere Dio. L'anima è consapevole dell'immenso amore e della perfetta giustizia di Dio e, di conseguenza, soffre per non aver risposto in modo corretto e perfetto a tale amore, e proprio l'amore stesso a Dio diventa fiamma, l'amore stesso la purifica dalle sue scorie di peccato.»


 


 

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