Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio! (Mc 12, 13-17. Esegesi)
INTRODUZIONE
Abbiamo visto nel post
precedente, “La parabola dei vignaioli omicidi (Mc 12, 1-12)”, che il vero
motivo della morte di Gesù auspicata dal Sinedrio non è certo dovuta a quanto
si dirà nel processo, ovvero che Egli sia un bestemmiatore, ma piuttosto la
paura di perdere il potere religioso, cioè l’eredità che nella parabola dei
vignaioli spetterebbe, secondo i vignaioli stessi, a loro – dopo l’uccisione
del figlio del padrone della vigna.
Vediamo che succede di lì a poco, secondo Marco.
LA PERICOPE
Per la traduzione e l’esegesi ci
basiamo sempre sulle osservazioni di Camille Focant nel suo commentario “IL
VANGELO SECONDO MARCO” Cittadella Editrice – Assisi (2015) e riportiamo la sua
traduzione dal greco, per la pericope in questione, dal capitolo 12 di Marco.
13 E mandano presso di lui
alcuni dei farisei e degli erodiani al fine di metterlo in trappola con una
parola.
14 a. E, essendo
venuti, b. gli dicono: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e che non ti
preoccupi di nessuno, poiché non fai attenzione alla faccia degli uomini, ma
secondo la verità insegni la via di Dio. c. È permesso dare l'imposta a
Cesare o no? (La) daremo o non (la) daremo?»
15 a. Ma lui, conoscendo la
loro ipocrisia, b. disse loro: «Perché mi tentate? c. Portatemi un denaro,
affinché (lo) veda».
16 a. Essi (lo)
portarono. b. E disse loro: «Di chi (è) questa immagine e
l'iscrizione?». c. Essi gli dissero: «Di Cesare».
17 a. Ora Gesù disse
loro: «Ciò che è di Cesare, rendete(lo) a Cesare, e ciò che è di Dio, a Dio». b. Ed erano stupiti a suo riguardo.
I sinedriti si sono ritirati e
mandano alcuni farisei ed erodiani ad interrogare Gesù sempre col fine di
tendergli una trappola che magari dia loro la giustificazione per farlo
arrestare. La questione riguarda il pagamento dei tributi a Roma, che ogni
territorio occupato – quindi anche la Palestina, era tenuto a versare secondo
quanto stabilito dagli occupanti. La tassa riguardava personalmente ciascun
abitante del territorio occupato. Vediamo innanzitutto la struttura della
pericope. Usiamo la tecnica dell’analisi narrativa, o narratologia, per
schematizzare le varie fasi della pericope.
STRUTTURA
DELLA PERICOPE
13-14b SITUAZIONE
INIZIALE (invio degli interrogatori ed introduzione alla domanda)
14c COMPLICAZIONE/Rottura dell’equilibrio
(la domanda “doppia” dei farisei)
15-16b AZIONE
TRASFORMATRICE/della situazione iniziale (Contro-domanda 1, Comando, Contro-domanda
2)
16c-17a RISOLUZIONE/riconoscimento/peripezia
17b SITUAZIONE
FINALE/CONCLUSIONE del racconto
ESEGESI
Sappiamo già da altri post di
codesto blog che la tecnica rabbinica utilizzata nella pericope di Marco è lo yelammedenu
rabbenu (maestro nostro, insegnaci), tecnica per cui i discepoli/allievi
ponevano una domanda al loro maestro e questi insegnava loro, dando la risposta e affrontando la
tematica con insegnamenti della Torah.
Gesù, in molteplici ambiti,
inverte la situazione iniziale: i discepoli interroganti (che sono in realtà
maestri in Israele) sono a loro volta interrogati, in genere con domande che li
ridicolizzano o li imbarazzano o entrambi, evidenziando una fede vuota, basata
solo sulla conoscenza teorica della Legge, senza che il cuore comprenda (in
quanto “indurito”), chiudendo le orecchie a ciò che Dio insegna e l’uomo,
erroneamente, scrive e pretende di interpretare.
CHIASMO
Introduciamo ora una figura
retorica necessaria a meglio comprendere l’approccio dei farisei: il “chiasmo”.
Chiasmòs, in greco
traslitterato, significa “a forma di X”: esso incrocia due coppie di concetti,
verbi o aggettivi per creare equilibrio, enfasi o simmetria tra i membri. La
struttura del chiasmo è ABBA, che si differenzia ad esempio dal “parallelismo”
che è ABAB. Nella nostra pericope abbiamo il seguente chiasmo:
v14: …«Maestro, sappiamo
A che sei veritiero
B e che non ti
preoccupi di nessuno,
B’ poiché non fai
attenzione alla faccia degli uomini,
A’ ma secondo la verità
insegni la via di Dio.
Come si può osservare, il chiasmo
dà enfasi alla caratteristica di Gesù di essere nella verità (A e A’) e, in
quanto tale, di non preoccuparsi del giudizio degli uomini (B e B’). Ma questi
complimenti suonano falsi e l’ironia in essi contenuta è evidenziata dalla ripetizione
di tali complimenti.
Non confondiamo il chiasmo con
ABA, forma chiusa o simmetrica, in cui il primo (A) e ultimo elemento (A’) sono
uguali (AA) o simili (AA’) e aventi un elemento diverso al centro, ma che comunque
può essere legato o dipendere direttamente da AA/AA’. Per completezza, la
struttura ABA (o meglio: ABA’) la troviamo in Giovanni 3,2 quando Nicodemo si
reca da Gesù, di notte, esordendo:
A “Rabbì,
sappiamo che sei venuto da Dio come maestro:
B nessuno, infatti, può compiere
questi segni che tu compi,
A’ se Dio non è con lui".
LA DOMANDA DEI FARISEI
“È permesso dare l'imposta a
Cesare o no?"
L’esordio “È permesso” aveva in
quel tempo il significato: “Secondo la Legge di Mosè, Dio lo permette?”.
Già in precedenza (Mc 10, 2 e
succ.) i farisei domandano a Gesù se fosse “lecito”, cioè permesso dalla Legge,
che un marito ripudi la propria moglie. La risposta di Gesù, in linea con
quanto l’esordio intende, è: "Che cosa vi ha ordinato Mosè?", a
conferma che quel tipo di esordio debba trovare riscontro in ciò che è scritto nella Legge di
Mosè, che se presente significava che Dio permetteva esplicitamente, o negava quel particolare
comportamento. In Mc 10 Gesù redarguisce i farisei dicendo che Mosè scrisse quella norma (il permesso di ripudiare la propria moglie) "Per la durezza
del vostro cuore" (Mc 10,5).
LA DOMANDA RAFFORZATIVA
(La) daremo o non (la) daremo?”
Dopo la prima domanda c’è una
seconda domanda rafforzante la prima. Non è una sorta di ripetizione, in quanto
la prima domanda è teorica (se sia o meno lecito secondo quanto scritto nella
Legge di Mosè pagare il tributo), la seconda (rafforzativa) chiede quale tipo
di azione pratica ne debba conseguire: pagare o meno il tributo.
LA PRIMA CONTRO-DOMANDA
“Perché mi tentate?”
Gesù interroga a sua volta,
invertendo l’ordine Discepolo-Maestro dello yelammedenu rabbenu introdotto con la domanda dei farisei.
Codesta prima contro-domanda è
posta da Gesù che ha ben compreso il trabocchetto:
- se Gesù affermasse che sia corretto pagare le tasse all’occupante romano, verrebbe accusato di parteggiare per l’invasore, a scapito dei giudei;
- se invece esortasse a non pagare il tributo, sarebbe accusato di ribellione e verrebbe accusato di incitare i giudei alla rivolta, con le ovvie conseguenze.
“Portatemi un denaro, affinché
(lo) veda”.
Un denaro romano nel Vangelo
secondo Marco assume il valore di una giornata di lavoro e ricordando i 30 denari
ricevuti da Giuda Iscariota per il tradimento di Gesù, l’equivalenza è tra un siclo d’argento ed un denaro romano. Per ribadire l'equivalenza tra il denaro romano e il siclo d'argento, rammentiamo che il riferimento a 30 sicli d’argento (come i
30 denari a Giuda) è, nell’Antico Testamento, il prezzo da pagare per uno
schiavo. In Esodo 21,32 leggiamo infatti:
Se il bue colpisce con le
corna uno schiavo o una schiava, si pagheranno al padrone trenta sicli
d'argento e il bue sarà lapidato.
BREVE RIFLESSIONE
Potremmo domandarci perché Gesù
“chieda” un denaro. La risposta si può trovare in Mc 6,8: E ordinò loro che,
oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia,
né denaro nella borsa;
Gesù non ha soldi in tasca: così
come invia i dodici esortandoli a non portar nulla di superfluo con sé,
anch’Egli non ha con sé nulla di superfluo. Non è un disprezzo del denaro in sé
questo non possesso: il denaro serve per comprare del cibo e poco altro. Non è
fondamentale nella missione che Gesù deve compiere: annunciare il Regno di Dio.
Un altro riferimento sul tema,
extra Marco, lo troviamo ad esempio in Matteo 17, 24-27:
24 Venuti a Cafarnao, si
avvicinarono a Pietro gli esattori della tassa per il tempio e gli dissero: «Il
vostro maestro non paga la tassa per il tempio?». 25 Rispose: «Sì». Mentre
entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare, Simone? I re di
questa terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli
altri?». 26 Rispose: «Dagli estranei». E Gesù: «Quindi i figli sono esenti. 27
Ma perché non si scandalizzino, va al mare, getta l'amo e il primo pesce che
viene prendilo, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d'argento. Prendila e
consegnala a loro per me e per te».
Anche qui, come si può notare,
Gesù non ha denaro con sé (e nemmeno Pietro) eppure qui il denaro è richiesto
dagli stessi giudei, relativamente alla tassa per il Tempio. Anche qui il
comando di Gesù è risolutivo: la cifra che serve, sia per una spiegazione, che
per una tassa allo straniero, che per una tassa locale, viene in qualche modo
“presentata” a Gesù che la richiede.
LA SECONDA CONTRO-DOMANDA
“Di chi (è) questa immagine e
l'iscrizione?”
Poiché il denaro romano al tempo
di Gesù era verosimilmente un denario d'argento di Tiberio, la moneta recava
sul dritto il ritratto dell'imperatore Tiberio con la scritta "TI CAESAR
DIVI AVG F AVGVSTVS" (cioè: Tiberio Cesare Augusto, figlio del Divin
Augusto) e sul rovescio Livia seduta (la madre di Tiberio in rappresentazione
della dea Pax), con l'iscrizione "PONTIF MAXIM" (cioè Massimo
Pontefice).
IL RICONOSCIMENTO
“Essi gli dissero: «Di
Cesare».”
In quella che la narratologia
chiama la “RISOLUZIONE” abbiamo in questo caso innanzitutto un RICONOSCIMENTO,
ovvero una trasformazione da ignoranza (che ci fa porre la domanda) alla
conoscenza (il prendere atto, grazie a una spiegazione o ad una, come in
questo caso, più attenta osservazione di ciò che è sotto i nostri occhi: la
moneta stessa).
Sono gli stessi farisei i quali,
sollecitati dalla seconda contro-domanda di Gesù, osservano sia l’immagine che
l’iscrizione e danno essi stessi la corretta risposta, grazie al
RICONOSCIMENTO.
PERIPEZIA
“Ciò che è di Cesare,
rendete(lo) a Cesare”
Ora vi è una PERIPEZIA, ovvero un
improvviso e inaspettato ribaltamento della situazione: si passa infatti dalla
questione se sia lecito o meno pagare le tasse a Roma a ciò che comanda Gesù
dopo il riconoscimento di chi siano l’immagine e l'iscrizione sulla moneta, da
parte dei farisei: rendere a Cesare ciò che è di Cesare.
“e ciò che è di Dio, a Dio”.
Possiamo considerare la seconda
parte del comando di Gesù come l’introduzione di una spiegazione che riguarda
la Sua stessa missione: l’annuncio del regno di Dio.
Mentre, infatti, il dare a Cesare
ciò che è di Cesare è la risposta alla domanda iniziale (o meglio: alle due
domande, quella teorica e quella pratica) dei Giudei, il “dare a Dio ciò che è
di Dio” arriva del tutto inaspettato (anche questo, per dirla secondo la
narratologia, fa parte della peripezia).
Gesù alza la posta: allarga la
sfera di autorità terrena (Cesare) alla sfera di autorità universale (Dio). Ciò
che Cesare può fare o non può fare, non gli viene da sé, ma è Dio che lo
permette (Cesare è libero di giocarsi il proprio libero arbitrio come più gli
aggrada, così come tutti noi). La legge dell’uomo, l’autorità terrena, la
signoria sul mondo è lasciata come scelta personale ai vari padroni del mondo,
sino a che non sarà richiesto indietro l’uso che è stato fatto da ciascuno dei
talenti ricevuti.
Dunque, Gesù non solo evita il
dilemma posto, l’infido trabocchetto che Satana pone prima nei cuori e poi
nella bocca degli interlocutori di Gesù, ma esce dal piano politico-terreno per
passare a ciò che veramente conta: il piano spirituale-universale di Dio.
«In verità, in verità ti dico, se
uno non rinasce dall'alto, non può vedere il regno di Dio» (Gv 3, 3).
SITUAZIONE FINALE
“Ed erano stupiti a suo
riguardo”
Ora giunge, immediata, la
conclusione del racconto. I farisei rimangono stupiti come evidenziato in molti
altri racconti nei sinottici in particolare, dell’autorità con la quale Gesù
parla. Rimangono letteralmente senza parole e questa sarà la loro ultima
apparizione nel Vangelo secondo Marco.
Ancora qualche considerazione.
- Come in altri racconti, Gesù esce dalla problematica spicciola posta dai suoi interlocutori, al fine di metterlo in difficoltà o, addirittura, di farlo arrestare (come in questo caso, dove dobbiamo ricordare la presenza degli erodiani – nazionalisti i quali credevano che l'accordo con Roma tramite un re della dinastia erodiana fosse il modo migliore per proteggere gli interessi ebraici e che avevano certo influenza sulla milizia romana);
- con l’esortazione a rendere a Cesare ciò che è di Cesare, Gesù verosimilmente intende che solo quello gli appartiene: la moneta con la propria effige, non certo il popolo né la terra che questi ha occupato: ogni cosa del Creato appartiene, infatti, solo a Dio;
- che cosa spetta a Dio? Gesù lascia la riflessione agli interlocutori: semplicemente comanda che sia reso a Dio ciò che è di Dio. Che spetti a Dio “devozione e culto” sarebbe una risposta sin troppo facile e incompleta. Gesù certo dà per scontata la conoscenza della Legge, che esorta innanzitutto ad amare Dio con tutto noi stessi e quindi il prossimo (ma come Gesù stesso ha amato noi). È proprio sulla seconda tavola della Legge, quella rivolta agli uomini, che Gesù pone l’accento in molte pericopi (come ad esempio la parabola del ricco: Mc 10, 17-22); infatti, se da un lato la moneta romana contiene l’effige di Cesare, dall’altro l’immagine del Creatore nella Bibbia è l’uomo stesso (Genesi 1,26: E Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra»). Quindi all’uomo può appartenere una moneta, ma l’uomo stesso, chiunque egli sia, appartiene a Dio;
- ancora sul punto precedente: in una regola (halakàh), cioè il cammino che un credente deve seguire, un rabbino deve sempre basarsi su un testo della scrittura. Dopo il riferimento implicito a Gn 1,26, vi sarebbe anche Esodo 13,9: Sarà per te segno sulla tua mano e ricordo fra i tuoi occhi, perché la legge del Signore sia sulla tua bocca. Con mano potente, infatti, il Signore ti ha fatto uscire dall'Egitto. Dunque, ciò che va restituito a Dio sono gli uomini stessi. Tutti.
Santa Pasqua a tutti voi!

Sempre di altissimo livello, grazie mille di questi approfondimenti!
RispondiEliminaGrazie a lei! Buona Pasqua!
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