La parabola dei vignaioli omicidi (Mc 12, 1-12)

 

Il presente studio deriva da quanto esposto da Camille Focant nel suo commentario “IL VANGELO SECONDO MARCO” Cittadella Editrice – Assisi (2015).

Consiglio vivamente il libro sopra citato in quanto analizza il Vangelo secondo Marco dal punto di vista dell’analisi narrativa (o narratologia che dir si voglia) pur non disdegnando ma, anzi, utilizzando note basate sull’analisi storico-critica nei suoi vari aspetti (le forme, i testi, filologia etc.). Dunque, un approccio sincronico al Vangelo con ottime spiegazioni diacroniche.

L’uso di un commentario, va evidenziato, è per lo studio approfondito di un Vangelo ma non è da leggere come un qualsiasi libro dall’inizio alla fine: piuttosto ci si affaccia ad una particolare pericope e si approfondisce aprendo il commentario dove esso la tratti, seguendo i vari riferimenti letterari con gli approfondimenti di altri autori e ottenendo così un quadro delle varie interpretazioni della stessa.

Oggi ci proponiamo, secondo questa linea guida, di studiare la parabola dei vignaioli omicidi attenendoci, per brevità di esposizione, alla sola linea tracciata da Focant, confortata, in verità, da molti altri illustri esegeti del nostro tempo.

La traduzione dal greco usata da Focant è il più aderente possibile al greco rozzo di Marco. Ne consegue che in alcuni tratti (non necessariamente della parabola attualmente in studio) esso sia tradotto in un italiano crudo e spiazzante.

Detto questo, iniziamo.

La parabola in questione si trova in Mc 12,1-12 e lo studio sulla fine del capitolo precedente, necessaria introduzione, sarà trattato in altro post.

LA PARABOLA

(dal testo di Focant citato)

12, 1 E cominciò a parlare loro in parabole: «Un uomo piantò una vigna, e (la) circondò con un recinto, e scavò un torchio, e costruì una torre, e la affittò a dei vignaioli, e partì in viaggio. 2 E, al momento giusto, mandò presso i vignaioli un servo, affinché dai vignaioli riceva dei frutti della vigna. 3 E prendendo(lo), lo picchiarono, e (lo) rimandarono (a mani) vuoto(e). 4 E di nuovo mandò presso di loro un altro servo, e quello, lo picchiarono alla testa, e lo trattarono con disprezzo. 5 E (ne) mandò un altro, e quello lo uccisero, e molti altri, picchiando gli uni, uccidendo gli altri. 6 Aveva ancora una (persona), un figlio diletto; lo mandò, per ultimo, presso di loro, dicendo: "Rispetteranno mio figlio". 7 Ma quei vignaioli si dissero fra loro: "Questo è l'erede. Venite, uccidiamolo, e l'eredità sarà nostra". 8 E prendendo(lo), lo uccisero, e lo gettarono fuori dalla vigna. 9 Che cosa farà [dunque] il signore della vigna? Verrà e farà perire i vignaioli, e darà la vigna ad altri. 10 Non avete letto questa Scrittura: La pietra che hanno respinto i costruttori, questa è diventata testa d'angolo; 11 questo è venuto dal Signore ed è mirabile ai nostri occhi?». 12 E cercavano di afferrarlo, e temettero la folla, poiché sapevano che (era) per loro che aveva detto la parabola. E lasciandolo se ne andarono.

 La struttura della parabola è la seguente:

 12,1a:           INTRODUZIONE

      1b – 8:     PARABOLA vera e propria

               9:    PRIMA DOMANDA DI GESÙ e spiegazione esplicita

    10-11:  SECONDA DOMANDA DI GESÙ dal Salmo 118, 22-23 e spiegazione implicita

            12:     CONCLUSIONE del Narratore e reazione dei Destinatari

Quando abbiamo parlato del “Simbolismo di Marco” negli altri post su tale Vangelo, abbiamo detto che Marco si rifà a varie simbologie dell’Antico Testamento le quali mirano a profetare la venuta messianica di Gesù (Isaia 53, in particolare - il tema del “Servo sofferente”).

Nel parlare della vigna, la simbologia marciana si rifà ad Isaia 5 ma con un differente approccio: mentre in Isaia il proprietario della vigna (Dio) si adira perché essa (Israele) non dà più frutti (rottura dell’Alleanza) e la saccheggia / la distrugge, in Marco sono coloro i quali devono occuparsi della vigna (Israele) a comportarsi male (Sacerdoti, Scribi…) verso il padrone (Dio). Dunque, una vigna che da i suoi frutti, ma i vignaioli, anziché dare il giusto al proprietario, uccidono gli inviati (i profeti, da ultimo Giovanni il Battezzatore). E cosa farà il padrone (Dio)?  Toglierà quella vigna ai vignaioli (i Giudei) dandola ad altri (quelli che seguiranno gli insegnamenti del Regno di Dio, kerigma annunciato da Gesù).

Un validissimo esegeta di religione ebraica, l’ungherese Geza Vermes (Makó, 22 giugno 1924 – Oxford, 8 maggio 2013) fa una interessante esegesi su tale aspetto, asserendo in alcuni suoi testi che non fosse pensabile che Dio avesse voluto togliere la vigna (la Sua Legge) ai giudei per metterla nelle mani dei pagani. Ma Gesù non sta citando i pagani, piuttosto sta citando coloro i quali abbracciano la conditio sine qua non per entrare nel Regno di Dio: Teshuvah (la vera conversione del cuore, la metanoia, per dirla in greco) e la Emunah (la piena fiducia in Dio, come i fanciulli l’hanno nei loro genitori).

In sostanza la vigna sarà donata ad altri vignaioli, quelli cioè che fanno la volontà del padrone della vigna (Dio).

È interessante notare che uno dei verbi usati nel testo greco “prendere sulla testa” riferendosi alle bastonate inferte dai vignaioli ai servi sventurati mandati dal padrone della vigna, si traduce anche con “fare una testa piccola” ed anche “decapitare”: ciò ci richiama alla mente la fine di Giovanni il Battezzatore. Ma è più probabile che il riferimento fosse alle sventurate fini dei Profeti (quindi anche del Battista, in ogni caso), che hanno preceduto l’invio del Figlio.

Notiamo anche che, anziché punire i vignaioli (già macchiatisi ricorsivamente dell’omicidio dei servi) il padrone perdoni ancora, dando un’ultima possibilità, un’ultima occasione di conversione: inviare il Suo Figlio unico per stimolare, con un ultimo tentativo non privo di rischi, la loro conversione. Ma all’arrivo del Figlio del Padrone della Vigna, i vignaioli dicono “Venite, uccidiamolo” (12, 7b) che ci richiama Genesi 37, 20a: ”Orsù, uccidiamolo” grido lanciato dai fratelli di Giuseppe (escluso Ruben), i quali, poi, gettano Giuseppe in una cisterna senz’acqua e lo vendono agli Ismaeliti per venti sicli d’argento (Genesi 37, 28).

PRIMA DOMANDA DI GESÙ

Che cosa farà [dunque] il signore della vigna?

La domanda di apertura alla possibile discussione in merito alla parabola è verosimilmente tipica di uno dei metodi rabbinici del tempo: lo yelammedenu rabbenu (“che il nostro maestro c’insegni!”) e in genere veniva rivolta dai discepoli al proprio maestro (rabbi, “mio maestro” – in aramaico: rabbunì). Qui è Gesù a porre la domanda il quale sembra, ironicamente, rivolgersi ai “maestri in Israele”. Ma probabilmente non è così, in quanto Egli dà subito, esplicitamente, la risposta. Dunque, non un vero e proprio interrogatorio di inizio discussione, ma, piuttosto, una domanda introduttiva ad una ben specifica risposta che segue immediatamente la domanda.

Della risposta, ci interessa particolarmente: 12, 9 …e darà la vigna ad altri. Confrontiamolo con 12,1: … e la affittò a dei vignaioli.

Un contratto d’affitto prevedeva il giusto guadagno per il padrone che beneficiava così di parte del raccolto (esempio della vigna), convertito in danaro. Un cambiamento di contratto, in favore di altri destinatari, avrebbe significato che il padrone avrebbe percepito il medesimo (od un minore o maggiore) guadagno da altri affittuari. Ma “darà” significa che il padrone della vigna darà in dono, non più in affitto, la vigna ad altri.

SECONDA DOMANDA DI GESÙ

Non avete letto questa Scrittura (?)

La domanda è posta sulla falsariga del Salmo118, in cui si legge, ai versetti 22-23:

Da "Salmi".  Traduzione interlineare Italiana, a cura di Roberto Reggi, EDB (2011):

22. (La) pietra (che) scartarono i costruenti divenne – testa (di) angolo. 23. Da YHWH fu questa (cosa): essa fu meravigliosa in – occhi di noi.

Certamente quei “maestri in Israele” conoscevano benissimo il Salmo 118, usato da Gesù per indicare che Lui non è stato riconosciuto proprio da quelli che si riempiono la bocca della Legge, ma nel cuore percorrono altre strade ed i cui occhi sono chiusi alla Verità.

CONCLUSIONE

La conclusione è per i destinatari meditare sulla parabola ascoltata ed essi comprendono nell’immediatezza che Gesù (e le Scritture, possiamo dire) parla di loro: essi ed i loro padri sono i vignaioli omicidi ed il denaro che questi trattengono per sé è il potere religioso che essi esercitavano sul popolo. Loro ultimo atto, sarà uccidere il Figlio, per poi essere a loro volta distrutti nel 70 d.C., anno in cui  Gerusalemme fu conquistata e devastata dalle legioni romane guidate da Tito, figlio dell'imperatore Vespasiano, dopo un estenuante assedio durato mesi. L'evento culminò con la distruzione del Secondo Tempio e pesanti perdite umane, segnando la fine della prima guerra giudaica e l'inizio della diaspora ebraica.

L'immagine è presa da: https://www.umanesimocristiano.org




Commenti

  1. Interessante e molto particolareggiato!
    Emerge sempre nel vangelo il collegamento con il vecchio testamento, grazie

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