Il segreto messianico
Con la diatriba sul segreto messianico, secondo il quale
Gesù avrebbe nascosto la sua identità rivelandosi solo a poco a poco, si sono
cimentati parecchi esegeti e, a onor del vero, la questione rimane aperta.
Non mi sarei certo aspettato che anche in uno studio
sull'analisi narrativa dei testi biblici (Luciano Zappella, "Manuale di
analisi narrativa biblica", Claudiana -Torino, 2020) che analizza un
testo biblico come un "prodotto finito", al contrario del metodo
storico-critico, che studia essenzialmente i vari strati della composizione, parlando
del Vangelo di Marco ed in particolare la pericope dell'indemoniato di Cafarnao
(Mc 1, 23-27)[1],
vi fosse riportato quanto segue:
"Inaugurando il ministero pubblico di Gesù, tale
episodio assume un valore programmatico in ordine alla sua identità, qui
svelata - certo non a caso - da un indemoniato. Alla domanda sul perché Gesù lo
metta a tacere, pur avendo egli detto il vero, MARGUERAT[2] risponde che «qui viene
denunciato come un fatto demoniaco il credersi detentore del mistero
cristologico. Captare Gesù in una formula, anche ammesso che fosse vera, è
l'errore cristologico da non commettere. Per capire chi è Gesù bisogna attendere la
sofferenza e la croce».
Dunque, il primo riconoscimento di "Gesù Nazareno"
(Mc 1, 24) è da parte dei demoni / spiriti impuri, che lo qualificano come
"santo di Dio".
Ma siamo proprio certi che questa sia
l'interpretazione corretta?
La domanda si pone per le due seguenti osservazioni:
1)
Il demonio è mentitore per
eccellenza;
2)
Nella citata pericope, lo spirito
impuro dice invece la verità, senza che gli sia stato ordinato da Gesù di rispondere
ad una domanda.
Il punto 2), come ha più volte osservato Padre Amorth[3], implica che, sotto l’incalzare
delle domande nel rito dell’esorcismo ad un certo punto il demonio, nel nome di
Nostro Signore, è “obbligato” a rispondere con verità alle domande dell’esorcista
e, ancor più, sarebbe stato forzatamente sincero ad una domanda diretta di Gesù
in persona! Ma nella pericope Gesù non fa alcuna domanda. Possiamo ritenere
che, parlando di sua spontanea volontà, il demonio / spirito impuro abbia
esordito con due verità, di cui la seconda ineffabilmente aderente ad una verità
cristologica per eccellenza?
Lascio al lettore ogni considerazione in merito.
Ma andiamo con ordine: che cos’è il segreto
messianico?
Da Wikipedia (https://it.wikipedia.org/wiki/Segreto_messianico)
leggiamo:
"La teoria del segreto messianico nacque e si impose
tra gli studiosi per spiegare alcune incoerenze narrative o stranezze
redazionali che si incontrano in alcuni passaggi evangelici nei quali Gesù
comanda il silenzio riguardo alla sua valenza messianica.
William Wrede (Bücken, 10 maggio 1859 – Breslavia, 23
novembre 1906), è stato un teologo tedesco luterano. Pubblicò nel 1901 uno
studio intitolato Das Messiasgeheimnis in den Evangelien: Zugleich ein
Beitrag zum Verständnis des Markusevangeliums. Secondo l'ipotesi proposta
da Wrede, il segreto messianico sarebbe un'invenzione di un narratore tardivo
che tenterebbe di risolvere la discordanza tra il fatto che nel Nuovo
Testamento esisterebbero tracce di una concezione primitiva secondo la quale Gesù
sarebbe diventato il Messia dopo la sua morte, mentre i cristiani della sua
epoca lo ritenevano tale dal concepimento. Quindi il segreto messianico
sarebbe un artificio letterario creato dalla prima comunità cristiana per
spiegare perché Gesù non si fosse manifestato come Messia durante la sua vita
pubblica. Tale teoria riduce la fede cristiana ad una teoria inventata
dall'uomo perché l'identificazione che la Chiesa fa di Cristo come vero Messia
non avrebbe alcun riscontro nella predicazione e nelle azioni di Gesù di
Nazareth.”
Come a dire: ove non si capisce il mistero di Dio, diamo noi
(umani) una spiegazione (di comodo).
Un approccio diverso: la scuola teologica di Madrid
(Cattolica).
José Miguel Garcia[4], profondo conoscitore di
lingue antiche (ebraico, aramaico, greco), nel suo libro “La vita di Gesù
nel testo aramaico dei Vangeli” (RCS
Libri S.p.A., Milano, 2005) affronta il tema delle incongruenze riscontrate nei
sinottici ma anche nel IV Vangelo, alcune delle quali spiegabili dall’approccio
che Garcia ha adottato: tradurre dal testo greco “originale” in aramaico e
alcune incongruenze appaiono meno oscure e spiegabili proprio attribuendo ai
discorsi la loro terminologia e, di conseguenza, il significato originale per
la mentalità ebraica del tempo, distante dalla filosofia greca per molti
aspetti.
Sul “silenzio” dei demoni (Mc 1,24-25.34; 3,11-12;5, 6-7)
Garcia nel suo libro (pagg. 208-209) spiega:
“Il Vangelo di Marco contiene tre racconti di esorcismo in
cui lo spirito immondo che possiede l’indemoniato rivela pubblicamente la
divinità di Gesù mediante espressioni del tipo «Santo di Dio», «Figlio di Dio»,
«Figlio del Dio altissimo» (1,24; 3,11; 5,7). Allo stesso modo, in due
occasioni l’evangelista dichiara esplicitamente che gli spiriti immondi si
prostravano ai piedi di Gesù, come se riconoscessero la sua santità e
superiorità (3,11; 5,6). Commentando questi brani, gli studiosi vi identificano
frequentemente la chiaroveggenza dei demoni, i quali, pur essendo nemici, non
possono fare a meno di riconoscere la santità e la divinità di Gesù. Tuttavia,
il fatto che Gesù imponga insistentemente ai demoni il silenzio, anche dopo che
la sua identità è stata resa pubblica (1, 25.34; 3,12), ci fa sospettare che le
confessioni dei demoni, probabilmente, non fossero benintenzionate. (…)
Questo ci obbliga a pensare che l’intenzione di Gesù non
fosse quella di impedire la realizzazione di qualcosa che era già accaduto.”
Bene, il punto di vista di Garcia si sta delineando:
probabilmente ciò che dicono i demoni è diverso dalla traduzione greca di un
probabile preesistente aramaico, scritto od orale che fosse.
Proseguiamo con i seguenti versetti dal capitolo 3 di Marco:
11 Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi
piedi e gridavano: "Tu sei il Figlio di Dio!".
12 Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli
fosse.
22 Gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano:
"Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demoni per mezzo del capo
dei demoni".
23 Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: "Come
può Satana scacciare Satana?
24.25.26. e succ.
E ancora: Marco 5, 1-7:
1 Giunsero all'altra riva del mare, nel paese dei Geraseni.
2 Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto
da uno spirito impuro. 3 Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno
riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, 4 perché più volte era stato
legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e
nessuno riusciva più a domarlo. 5 Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e
sui monti, gridava e si percuoteva con pietre. 6 Visto Gesù da lontano,
accorse, gli si gettò ai piedi 7 e, urlando a gran voce, disse: "Che vuoi
da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non
tormentarmi!".
Sentiamo ancora Garcia (pagg. 213 e succ.), di cui
riportiamo alcuni flash esplicativi:
(…) l’espressione «figli di Dio», che appare in alcuni testi
dell’Antico Testamento, a volte nella letteratura di Qumran viene tradotta in
aramaico come «gli angeli di Dio». Di conseguenza, nel nostro testo, l’espressione
«Gesù, figlio di Dio» può equivalere a «Gesù, angelo di Dio». D’altra parte, il
lezionario cristiano-palestinese usa il participio passivo del verbo rum,
che significa «sublime, elevato, eccelso, altissimo», per tradurre l’aggettivo
greco che significa «altissimo». Il traduttore dell’originale aramaico di Marco
credette che qui volesse esprimere l’idea di supremazia di Dio[5] e l’interpretò mediante l’aggettivo
greco corrispondente. Ma in realtà il participio aramaico qui stava a indicare
il concetto di «insorgere, sollevarsi, ribellarsi». Ora, un uomo o un angelo
ribelle è un uomo o un angelo che si è ribellato. Per questo, a nostro
giudizio, era necessario tradurre così nel testo aramaico che abbiamo identificato
dietro l’espressione greca:
Mc 5,7b: Che cosa è scaturito da me che sia contro di te, Gesù,
angelo di Dio che si è ribellato?”.
Ringraziamo Garcia, perché ora è chiaro il significato di
Marco 3, 22b: … e scaccia i demoni per mezzo del capo dei demoni".
Ovvero: i demoni salutano Gesù indicandolo come amico del
Principe dei demoni (Lucifero), cioè amico dell’angelo che si è ribellato.
In parole semplici, in aramaico per dire nero, potevano dire
“non bianco” e se la particella “non” fosse stata ignorata dal traduttore
greco, ecco che il “nero” sarebbe diventato “bianco”,
Buono studio!
[1]
Testo CEI 2008: 23 Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno
spirito impuro e cominciò a gridare, 24 dicendo: "Che vuoi da noi, Gesù
Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!". 25 E
Gesù gli ordinò severamente: "Taci! Esci da lui!". 26 E lo spirito
impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. 27 Tutti furono presi da
timore, tanto che si chiedevano a vicenda: "Che è mai questo? Un
insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e
gli obbediscono!".
[2]
Daniel Marguerat (Losanna, 1943), pastore della chiesa riformata del cantone di
Vaud ed esegeta e biblista, dal 1984 al 2008 è stato docente di Nuovo
Testamento presso l’Università di Losanna.
[3]
Gabriele Pietro Amorth (Modena, 1º maggio 1925 – Roma, 16 settembre 2016) è
stato un presbitero, scrittore ed esorcista della diocesi di Roma.
[4]
J.M. Garcia (Madrid, 1951) è specializzato in esegesi del Nuovo testamento ed è
Professore di Cristianesimo delle origini all’Università Complutense e alla
Facoltà Teologica San Damaso di Madrid. È uno degli elementi di spicco della
Scuola Teologica di Madrid.
[5]
Diverso se fosse stato esplicitamente indicato “El Elyon” (ndr).
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